La scala musicale

(The Music Box)

Regia di James Parrott

con Stan Laurel (Stanlio), Oliver Hardy (Ollio), Billy Gilbert (il Professor von Schwarzenhoffen), Charlie Hall (il postino), Lilyan Irene (la nutrice), Sam Lufkin (il poliziotto), Hazel Howell (la Signora von Schwarzenhoffen), William Gillespie (il venditore di strumenti musicali), Dinah (Susy il cavallo).

PAESE: USA 1932
GENERE: Comico
DURATA: 29’

Stanlio e Ollio, trasportatori sbadati, devono consegnare un pianola elettrica in casa di un ricco professore. A dividerli dalla magione, una lunga scalinata che gli riserverà parecchi problemi…

60esima comica del duo più celebre della storia del cinema, la 20esima sonora. Prodotto da Hal Roach per MGM e diretto da James Parrott – che girerà in tutto una trentina di pellicole per i due buontemponi – rappresenta la vetta della loro verve basata su un 80 % di comicità slapstick e il restante 20% sui dialoghi. Tra i pochi che riuscirono a scavalcare con disinvoltura il limite tra muto e sonoro, Laurel e Hardy furono spesso dileggiati dalla critica (celebre la frase di René Clair “questi comici che non fanno ridere nessuno, tranne il pubblico”) ma idolatrati dagli spettatori. Le loro comiche sono gli unici film girati a cavallo degli anni ’30 ad avere ancora una distribuzione discreta nelle televisioni di tutto il mondo, e non solo: quando vengono proposti, difficilmente sono dei flop. Il motivo? Forse il fatto che la loro comicità si fa beffe con infantile anarchia di ogni convenzione, struttura sociale, ordine costituito. E i due attori, inguaribili maldestri, attraversano la società moderna senza mai capirla a fondo e senza mai farne parte. The Music Box rappresenta il punto più alto della loro carriera, nonché della loro collaborazione col produttore- sceneggiatore Roach: il racconto breve gli calza a pennello (molto più del lungometraggio), e i loro tempi comici risultano perfetti nell’elaborare il soggetto scritto da H. M. Walker. La ricchezza di invenzioni e trovate – che ancora oggi risultano irresistibili – stupisce per come riesce a fare economia degli spazi (appena due: la scala e la villa) e ad inanellare una dopo l’altra una serie di gag demenzial- surreali assolutamente esilaranti. Chi criticò Laurel e Hardy di fare un cinema inferiore a Chaplin e Keaton perché privo di spunti sociali, dovrebbe ricredersi osservando questo film: ogni personaggio (la bambinaia che li deride, il professore che li bistratta, il poliziotto violento che li percuote) nasconde un retroterra simbolico che dice molto sulla società anni ’30. La versione più famosa in Italia è quella doppiata da Mauro Zambuto (Stanlio) e Alberto Sordi (Ollio), musicata da Harry Graham, Marvin Hatley e Leroy Shield ma orfana della sequenza degli screzi dei protagonisti con Mae Busch, totalmente assente nella versione (di 26’) che circola oggi. Nel 1986 gli Hal Roach Studios ne proposero una versione colorizzata (sic) con colonna sonora stereo rimasterizzata e sottofondo musicale di Ronnie Hazelhurst. Conosciuto anche col titolo italiano Piano…Forte, vanta anche una citazione colta da La corazzata Potëmkin, col pianoforte che sostituisce la carrozzina che, invece, non si muove. Premiato con l’Oscar per la “miglior comica” nel ’32, resta un piccolo film immortale.

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