Religiolus – Vedere per credere

(Religiolus)

Regia di Larry Charles

con Bill Maher, Steve Burg, Kirk Cameron, George Coyne, Jose Luis De Jesus Miranda, Reginald Foster, Ken Ham, Jonathan Boulden, Francis Collins, Benjamin Crème, Jeremiah Cummings, Fatima Elatik, Yahuda Etzion, Padre Reginald Foster.

PAESE: USA 2008
GENERE: Documentario
DURATA: 101’

Il comico statunitense Bill Maher compie un personale viaggio all’interno delle più importanti religioni mondiali – cristianesimo, ebraismo, islam – per indagarne la pericolosità e l’assoluta mancanza di fondatezza. Sostenendo che, permettendo che si combattano, i religiosi porteranno alla fine del mondo.

Prodotto da Thousand Words e diretto da un regista- sceneggiatore di origini ebraiche, è un documentario di montaggio che si impegna a fondo nel sottolineare le incongruenze odierne del credere in Dio. Le prime testimonianze raccolte – in una chiesa per camionisti un po’ tocchi ricavata dal rimorchio di un bilico – fanno pensare ad un’operazione premeditata che cerca col lanternino gruppi di folli che rispecchino le teorie – a dir la verità un po’ troppo cariche d’odio, e quindi sporcate dall’enfasi – di Mahler. In realtà, proseguendo con la visione, fanno capolino anche personalità decisamente più altolocate (come ad esempio un senatore democratico). La prima parte, la migliore, è spaventosa: gli incontri di Mahler sono agghiaccianti, e lo spettatore conosce realtà che pensava presenti soltanto nei film grotteschi; il comico dice la sua con umorismo caustico, non sempre fine come quello di Michael Moore, ma spesso irresistibile. La regia di Charles sfrutta il serrato montaggio di Jeff Groth, Christian Kinnard e Jeffrey M. Werner, e mescola abilmente – e in modo ironico – spezzoni di film, spot, cartoni animati, ricostruzioni, programmi tv. Ciò che stride è il metodo dell’indagine: Mahler deride – fastidiosamente – chiunque non la pensi come lui, controbatte in modo disonesto ai propri interlocutori (come quando ne sottolinea ironicamente le castronerie attraverso commenti che appaiono in sovrimpressione, aggiunti in seguito alle interviste e di conseguenza maturati a tavolino per essere il più irriverenti possibili) e attraversa i territori della demagogia facendo di ogni erba un fascio e rischiando di mettersi allo stesso livello dei suoi nemici religiosi (come quando, dopo aver difeso i diritti dei gay, li mostra come “checche”). Per ovvie ragioni – specialmente “antropologiche” – è un film che vale la pena di essere visto, ma è lontano dall’essere un “buon” film: è, più che altro, un dignitoso documento che mostra allo spettatore razionale le aberrazioni di qualsiasi fondamentalismo. Chi ha un minimo di fede, comunque, si astenga: il tono è irrispettoso, e spesso scavalca pericolosamente il confine tra satira e insulto gratuito. Mahler non è irridente, è ridanciano. E il suo scopo dichiarato, quello di promuovere il dubbio razionale combattendo la certezza incondizionata, suona falso quando nel finale lui stesso grida al mondo di essere “certo” della non esistenza di Dio. Il titolo originale fonde i termini “religious” e “ridiculous”.

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