Lucky Luciano

Regia di Francesco Rosi

con Gian Maria Volonté (Salvatore “Lucky Luciano” Lucania), Rod Steiger (Gene Giannini), Vincent Gardenia (colonnello Poletti), Edmond O’Brien (Harry J. Anslinger), Silverio Blasi (capitano), Charles Cioffi (Vito Genovese), Larry Gates (Giudice Herlands), Magda Konopka (Contessa), Dino Curcio (Don Ciccio), Karin Petersen (Igea Lissoni), Charles Siracusa (se stesso).

PAESE: Francia, Italia, USA 1974
GENERE: Storico
DURATA: 105’

Salvatore Lucania, detto Lucky Luciano, diventa un pezzo grosso della mafia newyorkese degli anni ‘40. Espulso dagli Stati Uniti, torna in Italia nel 1947 e si butta sul traffico della droga. Nel 1962, dopo aver eluso qualsiasi capo d’imputazione, muore inaspettatamente mentre risiede a Napoli.

Scritto da Rosi, Lino Jannuzzi e Tonino Guerra, il terzo bio pic (dopo Salvatore Giuliano, 1960, e Il caso Mattei, 1972) del regista napoletano è un gangster movie anomalo che, lasciati sullo sfondo gli spettacolarismi e le sparatorie tipiche del genere, si concentra sulla mafia come “cosca di potere”, indagando con piglio documentaristico e sguardo antropologico i meccanismi “politici” interni alla malavita organizzata del dopoguerra. È un film di Rosi al cento per cento – tra i temi affrontati: l’ideologia del potere, la ritualità del Sud, il concetto di cinema come arma – anche se, talvolta, il potere simbolico della verità è troppo affidato ai dialoghi e poco alle immagini. Resta comunque un buon film, strutturato come un reportage ma non privo di echi strutturali che rimandano al noir e al gangster americano. Il finale onirico, con Luciano che vaga tra i muri degli edifici dell’autorità, è allo stesso tempo la forza e il limite del film: aspira alla metafisica – e la trova – ma rischia di rendere quantomeno affascinante un personaggio decisamente poco simpatico. Ottimo disegno dei personaggi, presentati più come “funzioni che come elementi psicologici” (Mereghetti). Charles Siracusa, agente speciale che indagò per anni su Luciano senza mai riuscire ad incastrarlo, interpreta se stesso: una scelta che sottolinea quanto il cinema- inchiesta, secondo Rosi, debba rimanere ancorato alla realtà dei fatti e dei documenti, senza seguire le illazioni o le voci che si sentono in giro. Contributi tecnici ineccepibili: fotografia di Pasqualino De Santis, musiche di Piero Piccioni, montaggio di Ruggero Mastroianni. Ennesima, grande, interpretazione di Volontè, che aggiunge l’ennesimo cattivo “perfetto” alla sua vasta galleria di “uomini inebriati dal male”.

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