La cosa²

(The Thing²)

Regia di Matthijs van Heijningen Jr.

con Mary Elizabeth Winstead (Kate Lloyd), Joel Edgerton (Sam Carter), Eric Christian Olsen (Adam Goodman), Adewalw Akinnuoye-Agbaje (Derek Jameson), Ulrich Thomsen (Dottor Sander Halvorson), Kim Bubbs (Juliette), Jonathan Walker (Colin), Jørgen Langhelle (Lars), Jan Gunnar Røise (Olav), Stig Henrik Hoff (Peder), Kristofer Hivju (Jonas).

PAESE: USA 2011
GENERE: Horror
DURATA: 103’

La giovane paleontologa americana Kate Lloyd si unisce a una spedizione norvegese che indaga su uno strano ritrovamento tra i ghiacci dell’Antartide. Una misteriosa creatura aliena, capace di clonare l’aspetto fisico di qualsiasi vivente, si insinua nel campo base e semina il panico tra gli scienziati…

Annunciato come il prequel de La cosa di John Carpenter (che a sua volta era un libero rifacimento del film La cosa da un altro mondo di Howard Hawks, tratto dal racconto Who Goes There? di John W. Campbell), ne è in realtà un turgido remake di cui francamente nessuno sentiva il bisogno. La storia è ambientata tre giorni prima degli eventi raccontati da Carpenter, ma le situazioni – e, talvolta, le sequenze – vengono “rubate” direttamente dall’originale, suscitando un fastidioso deja-vu che svela la mancanza di idee dei produttori di oggi. Lo stile del pubblicitario olandese van Heijningen, pur non essendo eccessivo come spesso accade nei remake odierni, è quanto di più scontato si possa trovare in giro, così come sono scontati gli spaventi e le caratterizzazioni dei personaggi. Nel film del 1982 non si tifava per nessuno perché tutti potevano essere la cosa, qui ci va poco ad affezionarsi alla combattiva dottoressa e, di conseguenza, ad escluderla dalla lista dei sospettati. Dove c’era un alieno indefinito che terrorizzava perché convogliava paure arcaiche, qui c’è un mostro convenzionale con dieci tentacoli e una boccaccia pluridentata che pare uscito da Men in Black. Le uniche trovate riuscite sono quelle ricalcate a carta carbone sull’originale, mentre tra quelle nuove (come il finale senza senso dentro l’astronave) non ce n’è mezza che funzioni. La sceneggiatura di Eric Heisserer arranca, e l’intreccio diventa presto inverosimile e stupidotto. Il film di Carpenter, più che spaventare, angosciava: questo rilascia qualche scossa di paura ma, per il resto, è silenzio. Senza contare che tutte le questioni sollevate dal film di Carpenter (spersonalizzazione dell’individuo, sopraffazione umana verso il più debole, incapacità di costruire rapporti di fiducia) non sono nemmeno sfiorate da lontano. I collegamenti col film precedente sono forzati, e sembrano gettati a casaccio in sceneggiatura soltanto per solleticare gli appassionati. Gli effetti in computer grafica (in Carpenter erano meccanici) lasciano parecchio a desiderare, e la loro qualità non va oltre quella di un videogame di Resident Evil, mentre qualcuno dovrebbe spiegare al direttore della fotografia (tale Michel Abramowicz) che non basta aumentare i neri della pellicola per assurgere alla metafisica. Torna il tema composto da Morricone per il primo film, rielaborato da Marco Beltrami. Carpenter è un visionario, van Heijningen un pallido mestierante che al cinema c’è andato di rado. Stupore sull’appellativo del film: se si tratta di un prequel, perché dargli lo stesso titolo dell’originale? I penosi incassi americani – costo: 38 milioni (che non si vedono); guadagno: 27 – ne hanno ritardato anche l’uscita italiana, che è stata spostata prima a dicembre 2011 e poi a luglio 2012.

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