Looney Tunes: Back in Action

(Looney Tunes: Back in Action)

Regia di Joe Dante

con Brendan Fraser (DJ Drake/ se stesso), Jenna Elfman (Kate Houghton), Steve Martin (presidente della ACME), Timothy Dalton (Damien Drake), Heather Locklear (Dusty Tails), Joan Cusack (“Madre”, il capo dell’area 52), Matthew Lillard (se stesso), Bill Goldberg (Mr. Smith), Ron Perlman (vicepresidente della ACME).

PAESE: USA 2003
GENERE: Fantastico
DURATA: 91’

Agli studi della Warner Bros. vengono licenziati lo stesso giorno lo stuntman DJ e il pennuto Duffy Duck. Come se non bastasse, l’umano apprende che il padre, divo di Hollywood in realtà agente segreto, è stato catturato dal malvagio presidente della ACME. Partono così per salvarlo, aiutati da una bionda tutto pepe e dal mitico Bugs Bunny. Ma il cattivo ha alle sue dipendenze una serie di “cattivi” – Tazmania, Yosemite Sam, Willie il Coyote, Marvin l’alieno, Taddeo – pronti a tutto per fermarli…

Dopo aver rincorso il progetto per anni, Dante ottiene finalmente di poter girare il SUO film sui Looney Tunes. A differenza del precedente (e mediocre) Space Jam, che scaraventava un umano – Michael Jordan – nel mondo dei Cartoon, questo Back in Action immagina una realtà fantastica in cui i personaggi dei cartoni animati coesistono con gli umani. Magari non sarà poetico come l’illustre predecessore Chi ha incastrato Roger Rabbit, ma il film possiede ben più di un pregio: i personaggi, dopo anni di rivisitazioni, ritrovano lo spirito eversivo e cattivello degli esordi; la sceneggiatura di Larry Doyle accatasta una serie di impareggiabili gag fisiche e verbali (in pieno stile Tex Avery) che strappano una risata dietro l’altra; la regia di Dante è abile sia nel seguire i tempi comici dei protagonisti (umani e non) sia nel valorizzare gli effetti speciali; lo sfrenato susseguirsi delle citazioni filmiche (ce n’è una quantità impressionante) è armonioso e mai tirato per i capelli: almeno due su tre sono da applausi, senza dimenticare che ognuna di esse dimostra grande intelligenza e ampia conoscenza della storia del cinema. A volte la narrazione si inceppa e divaga, ma non c’è un solo momento di noia in tutto il film. Anzi. Si ride bene, si ride di gusto. Tornato a Hollywood dopo parecchi anni, Dante dimostra di essere ancora in forma: il suo film è ironico, colto, goliardico, qua e là eversivo. Speriamo che le case produttrici si siano accorte del suo talento, e che non se lo lascino colpevolmente sfuggire come in passato. Avercene, di blockbusters come questo! Il momento più riuscito è forse l’incursione di Bugs Bunny, Duffy Duck e Taddeo nei quadri del Louvre – dal puntillismo a Dalì, passando per L’urlo di Munch – ma che dire di Duffy che vende le azioni della Warner poco prima che Bugs si schianti, o di Fraser che dice “ne La mummia appaio più io di Brendan Fraser!”? Steve Martin memorabile nel ruolo del malvagio presidente ACME. Non male gli altri, anche il tanto criticato Fraser, che finalmente ha capito che ci guadagna a non prendersi troppo sul serio. Nell’edizione originale, le voci dei cartoon sono quasi tutte di Joe Alaskey. Da vedere.

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