Il creatore di mostri

Intervista a Howard Berger

Nehovistecose incontra Howard Berger, da più di vent’anni maestro indiscusso del makeup cinematografico di qualità.

Ha lavorato coi più grandi registi americani in attività (Michael Mann, John Carpenter, George A. Romero, Quentin Tarantino, Frank Darabont, Sam Raimi, ecc) e, nel 2005, ha vinto un Oscar per il makeup di Le cronache di Narnia. Il suo nome – con quello di Bob Kurtzman e Greg Nicotero – è simbolo di qualità assoluta nei trucchi al cinema. Qual è il suo segreto?

Il mio segreto è impegnarmi sempre a fondo, dare il meglio e trattare gli altri come vorrei che gli altri trattassero me. È il karma: se sei una brava persona, le cose belle ti verranno incontro da sole. Ho avuto molta fortuna ad arrivare dove sono oggi, e ogni mattina, svegliandomi, sono grato per tutto questo.

Nelle biografie si legge che il primo film in cui lei partecipò come truccatore fu Il giorno degli zombi, di George A. Romero, uno dei cineasti più importanti del panorama horror americano. Cosa ricorda di quella sua prima, importante esperienza?

In realtà avevo già lavorato ad un altro classico, Ghoulies (1985), a fianco del makeup artist John Carl Beuchler, ma direi che Il giorno degli zombi è stata la mia prima vera esperienza di film making. Avevo 19 anni, e per me fu come partire per l’università: non ero mai nemmeno stato su un set e… BAM! Eccomi a Pittsburgh, la patria dei morti viventi, a lavorare per Tom Savini. Non mi sembrava vero. È stata un’esperienza fantastica, anche perché sono diventato amico di Bob (Kurtzman, ndr.) e Greg (Nicotero, ndr.), che sarebbero diventati i miei soci alla KNB.

Cosa ricorda dell’incontro con Greg Nicotero? 

Scesi dall’aereo e fui accompagnato in auto alla miniera in cui si girava. La prima persona che ho incontrato fu proprio Greg, che stava discutendo animatamente con Tom Savini per spingerlo a fare qualcosa a modo suo. Ripeto, non ci potevo credere: avevo 19 anni, e mi trovavo a Zombiland con Tom Savini e George Romero…

Howard Berger. Con gli amici Nicotero e Kurtzman ha fondato nel 1988 la KNB FX, azienda leader del makeup cinematografico. Nella foto d’apertura lo zombi Bub, protagonista de Il giorno degli zombi di George A. Romero, (1985) nonchè una delle prime “creature” inventate da Berger e soci.

Come si svolge solitamente il vostro lavoro? Siete voi a proporre i trucchi ai registi, dopo aver letto il copione, o lavorate seguendo le loro direttive?

Siamo molto fortunati, abbiamo grande libertà di scelta: ci presentano una sceneggiatura, e io e Greg decidiamo se ne vale la pena, se la storia ci stuzzica a dovere. Certo, a volte accettiamo anche film che magari non sono proprio il massimo, ma in fondo l’equipe è piuttosto grande, e dobbiamo tenerci sempre impegnati per far andare avanti la baracca.

Quando abbiamo uno script che ci piace, lo analizziamo accuratamente nei minimi dettagli; poi calcoliamo, a grandi linee, quale sarà il budget che ci serve; incontriamo il regista, ricalcoliamo il budget secondo le idee della produzione e vediamo cosa succede. Le case produttrici di questi tempi si preoccupano soprattutto di limitare le spese. Lo capisco, ma è una cosa che odio! Certe volte, mentre si gira, chiedo: “Ehi, ma a qualcuno interessa che questo film venga bene?” La mia domanda viene sempre accolta con silenzi e sguardi imbarazzati: non sanno cosa rispondere. Tipico.

Uno dei miei film preferiti è Il seme della follia di John Carpenter e, anche a livello tecnico, lo considero uno dei vostri lavori più riusciti. A cosa vi siete ispirati per concepire i terribili personaggi delle strade di Hobb’s End, così “normali” eppure così mostruosi?

Locandina de Il seme della follia, John Carpenter (1995)

Greg ha supervisionato il film, anche perché è un caro amico di John. Per il nostro lavoro il punto di riferimento principale è stata la letteratura di H. P. Lovecraft. Del resto, tutto il film è fortemente influenzato dalla sua opera. Per quel film potevamo contare su un grande team: tutti eravamo al 100%, e volevamo fare del nostro meglio per John, come sempre.

Com’è lavorare con Carpenter?

È il migliore. È molto intelligente, divertente, brillante. Sono un suo grande fan, lo sono sempre stato. Ogni lavoro con John è un’esperienza fantastica. Purtroppo non abbiamo fatto molto con lui ultimamente: l’ultimo incontro è avvenuto sul set di Masters of Horror… Una bomba!

Lunga e continuativa è anche la sua esperienza con Quentin Tarantino. Com’è lavorare con lui?

Anche lui è uno dei miei registi preferiti. Sono suo amico da prima che fosse Quentin Tarantino. Frequentavamo lo stesso barbecue la domenica, andavamo al cinema insieme, uscivamo a cena. Bob Kurtzman aveva scritto una bozza di venti pagine per un film di vampiri, dal titolo Dal tramonto all’alba, e voleva ingaggiare Quentin per sceneggiarlo. Fino a quel momento non era mai stato pagato per scrivere, e lavorava ancora al video noleggio. Bob l’ha avvicinato per chiedergli di collaborare al suo progetto. Il patto era che se il film avesse funzionato lo avrebbe pagato 1500 dollari, mentre la KNB avrebbe curato gli effetti gratuitamente. Non sapevamo se avremmo davvero fatto il film, quindi abbiamo tutti accettato il patto e…bè, il resto è storia.

Proprio in Dal tramonto all’alba avete dovuto “truccare” Tom Savini da vampiro. Gli allievi hanno superato il maestro?

Fu molto divertente. Norman Cabera ha creato il trucco, io e Wayne Toth l’abbiamo applicato. Mi è piaciuto molto fare questo makeup, anche perché sapevo che sarebbe stato uno dei più apprezzati dal pubblico. In più era su Tom: l’ho veramente torturato! Lui odia la colla, non sopporta di sentirsi unto o appiccicoso, e io ci sono andato già davvero pesante…

Tom Savini in Dal tramonto all’alba, poco prima di trasformarsi in vampiro

Leggendo la sua filmografia, si trovano anche film che non appartengono a generi “fantastici”(Cose molto cattive, Il miglio verde, Boogie Nights, ecc). Com’è lavorare sulla “normalità”? È più facile o più difficile che lavorare sui mostri?

Facciamo un po’ di tutto, e questo è il motivo per cui siamo in giro da più di 25 anni. Quando abbiamo iniziato eravamo conosciuti come The gore guys, ma negli anni la nostra reputazione è cambiata perché abbiamo lavorato su qualsiasi genere cinematografico. è una grande sfida riuscire a diversificare. Se fai The Walking Dead è una cosa, se giri un film di Hitchcock è un’altra. Personalmente amo i film fantastici, quelli popolati di strani personaggi. Greg è il re degli zombi, lui ama il gore. Io potrei vivere anche senza sangue finto!

Tagline di The Walking Dead

Le vostre ultime creazioni, gli zombi di The Walking Dead, stanno avendo un successo planetario, maggiore addirittura di quello ottenuto dai film di Romero. Come si spiega una fama così vasta? È dovuto al fatto che le serie siano divenute di moda o al fatto che si tratti della prima serie vera e propria sui morti viventi?

Walking Dead è tutto di Greg, è la sua creatura. Mi piacerebbe aver a che fare di più con questa serie, ma è il suo gioiello. Penso che suo il grande successo sia dovuto ai personaggi e al modo in cui viene narrata la vicenda, che è la cosa più importante. Gli zombi sono uno degli elementi che tengono viva la storia, ma non sono il fulcro della narrazione, ed è questo che rende lo show così unico e speciale.

Il vostro è un lavoro svolto in modo artigianale, che ricorda la perseveranza tecnica di un pioniere come Mèliés. Cosa pensa dei trucchi computerizzati che vanno di moda oggi? Pensa che la tecnologia digitale sia una risorsa fondamentale per il cinema del futuro?

La rivoluzione digitale oggi è parte del cinema, che ti piaccia o no. Personalmente amo lavorare a stretto contatto coi miei “fratelli digitali”, perché anche loro, come me, vogliono creare un prodotto che sia il migliore possibile. A volte è proprio la combinazione di entrambe le tecniche che fa si che il film funzioni. Ci sono cose che rendono meglio in digitale, altre che rendono meglio alla vecchia maniera: l’importante è che valorizzino l’inquadratura. Credo sia questo il futuro del cinema.

23/08/2012

Clicca qui per la versione in lingua originale dell’intervista.

(Nehovistecose ringrazia Howard Berger per la disponibilità e la grande simpatia. Grazie anche a Krocodylus per i contatti e a Rosalita per le traduzioni)
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