Viaggio all’inferno – Hearts of Darkness: A Filmmaker Apocalypse

(Hearts of Darkness: A Filmmaker Apocalypse)

Regia di Fax Bahr, George Hickenlooper, Eleanor Coppola

PAESE: USA 1991
GENERE: Documentario
DURATA: 96’

Viaggio nella lavorazione di Apocalypse Now, il capolavoro di Francis Ford Coppola uscito nel 1979. Dodici anni dopo l’uscita del film, il materiale raccolto sul set da Fax Bahr, aiuto regista, e Eleanor Coppola, moglie di Francis fu rivisto e coordinato da George Hickenlooper, che ne trasse questo anomalo documentario su una delle opere più travagliate e scellerati della storia del cinema: Coppola aveva preventivato un costo di 12 milioni di dollari, ed era certo che sarebbe riuscito a produrre il film esclusivamente con la sua American Zoetrope, ma per colpa degli aumenti vertiginosi del budget (circa 18 milioni in più rispetto al preventivo) dovette chiedere un prestito alla United Artists che lo costrinse a ipotecare tutti i propri beni (casa compresa); le precarie condizioni climatiche delle Filippine portarono malcontento nella troupe e spinsero molti specialisti ad abbandonare il set; un tifone distrusse gli scenari allestiti nelle paludi e bloccò le riprese del film per due mesi (i tempi di riprese, che dovevano essere di circa 18 settimane, si dilatarono a 70); il dittatore filippino Marcos, che affittò i suoi elicotteri alla produzione, richiamava spesso i velivoli e li spediva poco lontano a bombardare i ribelli islamici; Martin Sheen fu colto da infarto e sparì dal set per tre settimane, Coppola – convinto di non poter terminare il film – andò in depressione e pensò più volte al suicidio, Marlon Brando protestava in continuazione per ampliare il proprio già lauto ingaggio, Dennis Hopper si lamentava perché appariva troppo poco; le droghe iniziarono a prendere piede tra gli addetti ai lavori, e intere scene vennero girate con attori e tecnici assolutamente “strafatti”. Il film è il ritratto di un megalomane compulsivo inebriato dalla propria arte, un folle genio moderno incapace di separare la finzione dalla realtà. Come Willard, anche Coppola compie un viaggio dentro se stesso, dentro quell’abominio della dualità umana che nasconde una parte animale autodistruttiva e scatenata. Guardando questo documentario ci si chiede come sia possibile che tutto quel caos – fisico, morale, psicologico – abbia potuto generare un capolavoro così totale, così controllato e perfetto come Apocalypse Now. È qui che sta il genio. Coppola – che talvolta riscriveva parti di sceneggiatura di notte – ha saputo creare il bello dal caos, e incredibilmente lo ha fatto senza mai avere una visione d’insieme (lui stesso si chiede se il film sarà un capolavoro o una poderosa stronzata). Questo, oltre a rivelare una serie di assi nella manica non da poco (come il montatore Walter Murch, che lavorò sul girato per più di due anni), svela il talento di un regista di pancia che sa come arrivare al cervello. Magari non sempre consapevolmente, ma in fondo che importa? La grande galleria di personaggi intervistati – John Milius, Coppola, Eleanor, Vittorio Storaro, Sheen, Duvall, Forrest, Hopper (perennemente fatto), Hall – e un azzeccato montaggio rendono questo documentario una meta imprescindibile per chi ha amato il film di Coppola. Per scoprire cosa c’è dietro, e davanti, “all’orrore”.

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