Come vinsi la guerra

(The General)

Regia di Buster Keaton, Clyde Bruckman

con Buster Keaton (Johnnie Gray), Marion Mack (Annabelle Lee), Charles Smith (Padre di Annabelle), Frank Barnes (Fratello di Annabelle), Glen Cavander (Capitano Anderson), Frederick Vroom (un generale sudista), Joe Kiton (un generale dell’Unione).

PAESE: USA 1927
GENERE: Comico
DURATA: 75’ (8 rulli)

Ci sono solo due cose che il macchinista Johnnie Gray ama incondizionatamente: la sua ragazza e la sua locomotiva. Quando i nordisti gli rapiscono la prima e gli rubano la seconda, parte all’inseguimento per recuperarle entrambe.

Ispirato ad un fatto vero avvenuto durante la guerra di secessione americana, The General – nome della locomotiva di Johnnie – è uno dei film muti più noti di Keaton e uno dei suoi più grandi successi di pubblico. La guerra vista attraverso gli occhi del suo personaggio prediletto, l’omino individualista e cocciuto che riflette nella sua totale inespressività l’impossibilità di capire il mondo: un’inutile girandola priva di qualsivoglia drammaticità o senso tragico in cui gli uomini cadono come soldatini di piombo e la vita umana perde qualunque valore. È anche il suo film più costoso, ed è facile constatarlo osservando la precisione maniacale della ricostruzione ambientale e la scelta coraggiosa di girare tutto “dal vero”: la scena del crollo del ponte, che si porta giù la locomotiva occupata dai cattivi nordisti, è li a dimostrarlo. Keaton rivela tutte le sue doti atletiche e riesce a creare con pochissimi elementi una serie di gag fisiche irresistibili che ancora oggi fanno sbellicare. La prima parte è più compatta, divertente e poetica rispetto alla seconda (in cui la componente avventurosa prende il sopravvento su quella comica), ma resta comunque uno dei lungometraggi più riusciti dell’ uomo con “la faccia di pietra”. Costruito su una narrazione lineare ma speculare (nella prima parte Johnnie insegue i cattivi, nella seconda fugge tentando di seminarli), il film raggiunge il proprio picco poetico nelle sequenze dei disperati tentativi di Johnnie di raggiungere le sue amate (fidanzata e locomotiva), scene di grande semplicità capaci tuttavia di aprire il cuore. Il leggero cedimento retorico del sottofinale (alla domanda “che lavoro fai?” Johnnie, rivitalizzato dalle sue imprese eroiche, non dice più “macchinista” ma “soldato”) è subito bilanciato dall’irriverente inquadratura di congedo in cui Keaton, vestito in alta uniforme e intento a baciare la sua donna, irride la rigidità del saluto militare. Raro caso di film comico avvincente anche sul piano avventuroso e su quello della suspense. Il fatto che in una sequenza si veda la locomotiva andare in una direzione  ed i cavalli nell’altra, rivela un sottotesto “politico” (la fine del west, il tramonto del cavallo, l’arrivo della macchina- progresso) che anticipa di quasi trent’anni i primi western revisionisti. Scritto da Keaton e Clyde Bruckman, che fu anche coregista. Nel 2008 la Ermitage ne curò una splendida versione dvd restaurata. Da non perdere.

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