Un dollaro d’onore

(Rio Bravo)

Regia di Howard Hawks

con John Wayne (sceriffo John T. Chance), Dean Martin (Dude), Ricky Nelson (Colorado Ryan), Angie Dickinson (Feathers), Walter Brennan (Stumpy), Ward Bond (Pat Wheeler), John Russell (Nathan Burdette), Claude Akins (Joe Burdette), Estelita Rodriguez (Consuelo), Pedros Gonzalez Gonzalez (Carlos).

PAESE: USA 1959
GENERE: Western
DURATA: 141′

A Rio Bravo l’integerrimo sceriffo John T. Chance arresta l’arrogante Joe Burdette per omicidio, suscitando le ire del di lui fratello Nathan, ricco e malavitoso latifondista. Chance, aiutato soltanto da un vice sceriffo ubriacone, un vecchio sciancato, un giovane dalla pistola svelta e una bella un po’ matta, tenta di fronteggiare gli sgherri di Burdette fino all’arrivo della diligenza della polizia…

Scritto da Jules Furthman e Leigh Brackett, partendo da un racconto di B. H. McCampbell. Uno degli ultimi grandi western classici. Hawks mescola abilmente gli elementi tipici del genere (la difficoltà del far rispettare la legge in un momento storico ancora in bilico tra selvaggio e società civile, la “redenzione” salvifica dei personaggi, il villaggio di frontiera visto come microcosmo universale) con le tematiche da sempre care al suo cinema (il cameratismo, il professionismo, la solidarietà “morale” tra personaggi che la società giudica “perdenti”). Il risultato è uno dei western più riusciti ed acclamati della storia del cinema, un grande film d’azione e suspense capace tuttavia di sondare in modo intelligente la sfera psicologica e dei sentimenti. Con un brio registico invidiabile, una tecnica volutamente “invisibile” e una robusta dose d’ironia (che spesso sfocia in un umorismo surreale, come quando Wayne bacia in fronte Brennan per dimostrargli il suo affetto recondito), Hawks mostra grande maturità nei continui, bruschi cambi di registro (dalla violenza alle risate, e viceversa), e dipinge il quadro di un’epoca in modo forse non fedelissimo ma certamente suggestivo. Non c’è un solo personaggio sfocato, e non ce n’è uno – nemmeno tra i cattivi – che non risulti sottilmente affascinante. Wayne impara a non prendersi troppo sul serio e il film ci guadagna, ma la scena gliela ruba molto spesso il borachon (“ubriacone” in messicano) Dean Martin, nell’interpretazione della vita. È lui il fulcro della storia, e la sua presa di coscienza “umana” (riesce ad uscire dall’alcolismo e a redimersi attraverso l’amicizia e il coraggio) diventa metafora di un bisogno di riscatto salvifico tipicamente americano.

Al di là delle straordinarie interpretazioni – dei protagonisti, ma anche delle figure di contorno – Un dollaro d’onore è uno dei quei film “felici” in cui tutto funziona a meraviglia: sceneggiatura, regia, fotografia (Russel Harlan), montaggio (Folmar Blangsted) e musiche (Dimitri Tiomkin). Parecchie le sequenze memorabili: l’introduzione totalmente “muta” (la prima parola si sente al quarto minuto), la sequenza del riscatto di Dude al Saloon, il duetto canoro di Martin e Nelson (entrambi anche famosi cantanti), la lunghissima sparatoria finale tra buoni e cattivi. La parte centrale SEMBRA girare a vuoto (lo scontro continua ad essere rinviato): in realtà l’attesa e le digressioni non fanno che aumentare la tensione. Raro caso di western girato in un solo spazio (la via centrale di Rio Bravo e i pochi edifici intorno) e con soltanto due punti di vista (quello di Chance e quello di Dude). Una curiosità: il film fu girato nel set di Old Tucson, in cui gli edifici sono ricostruiti in scala 7:8 per far apparire più grandi gli attori. Nella versione italiana lo sceriffo si chiama John G. invece che John T. per permettere al doppiaggio di tradurre correttamente una battuta pronunciata dalla Dickinson (“G come guaio”, in inglese “T as Trouble”). Inspiegabile, invece, la storpiatura del nome di Colorado (in originale Ryan, in italiano Kid). John Carpenter si ispirò a questo film per il suo Distretto 13 – Le brigate della morte. Una volta tanto, il titolo italiano (che si riferisce alla celeberrima sequenza iniziale della sputacchiera) è migliore e più suggestivo di quello originale. Ingiustamente dimenticato agli Oscar, è probabilmente il miglior western di Hawks.

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