The Departed – Il bene e il male

(The Departed)Locandina

Regia di Martin Scorsese

con Leonardo DiCaprio (Billy Costigan), Matt Damon (Colin Sullivan), Jack Nicholson (Frank Costello), Mark Wahlberg (Dignam), Martin Sheen (Oliver Queenan), Vera Farmiga (Madolyn), Ray Winstone (Mr. French), Anthony Anderson (Brown), Alec Baldwin (Ellerby), Kevin Corrigan (cugino Sean), James Badge Dale (Barrigan), David O’Hara (Fitzy), Mark Rolston (Delahunt).

PAESE: USA 2006
GENERE: Drammatico
DURATA: 151’

Boston. Il malavitoso Frank Costello infiltra un suo uomo nella polizia, senza sapere che la polizia ha infiltrato un agente sotto copertura nella sua banda. La missione si rivela complicata per entrambi…

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Difficile raccontare la trama di questo ventesimo film di Scorsese, remake di un film di Honk Kong del 2002, Infernal Affairs di Andrew Lau. Il suo principio cardine è “l’identità”, intesa come concetto sociale: entrambi i protagonisti sono costretti, per lavoro, ad essere qualcosa che non sono, ma il peso dell’ambiente cui appartengono (lo stesso) li schiaccia e li condanna. È un film verista in cui torna l’archetipo del padre irlandese americano, assente o corrotto, che porta in se le differenti, severe anime dell’America di oggi, un archetipo incarnato da due padri putativi opposti ma speculari (Queenan e Costello). Il fuorviante sottotitolo italiano suggerisce una distinzione che in realtà non appartiene al film: The Departed, come quasi tutti i film di Scorsese, è un’opera che osserva con occhio antropologico e disilluso il male, in tutte le sue forme. Per il bene sembra non esserci più posto. Non a caso, “la contiguità tra autorità e criminali è raccontata come una continuità” (Morandini). Il personaggio di Sullivan è il più interessante proprio perché, cresciuto da Costello, non ha imparato a distinguere tra bene e male: ciò che fa gli sembra giusto perché non conosce alternative, perché l’ambiente in cui è maturato non gliele ha mai mostrate. È ciò che accadeva a Travis Bickle (Taxi Driver), Henry Hill (Quei bravi ragazzi), Howard Hughes (The Aviator). È il film più pessimista e disperato di Scorsese, il più tragico ma anche il più ferocemente ironico; è la riflessione di un cattolico costretto non solo a denunziare l’indifferenza di uno sguardo superiore, bensì addirittura a considerarlo talvolta cattivo e talvolta ingiusto. È un film profondamente laico nella sua ossessiva negazione di qualsiasi giustizia o catarsi, come dimostra l’inaspettato, molto poco hollywoodiano finale.

Jack Nicholson

Nonostante le due ore e mezza di durata, è un film veloce, scattante, costruito su una regia originale nella sua sperimentazione, fatta di frantumazioni, di scarti spaziali e temporali. Il tempo viene disgregato per trasmettere anche allo spettatore il senso di confusione e sospetto che aleggia sui protagonisti, come dimostrano i geniali flashforward che anticipano il tempo della narrazione magari anche solo di pochi minuti. I difetti maggiori del film derivano da quello che è anche uno dei suoi punti di forza: la sceneggiatura di William Monahan, infatti, è precisa e ben studiata, ma non riesce a evitare alcune inverosimiglianze e buchi narrativi (molte volte Costigan e Sullivan trovano ciò che cercano in modo troppo “facile); e l’inquadratura finale, assente nel film di Lau, è decisamente consolatoria. Bella invece la storia d’amore con la psicologa, anch’essa assente nell’originale. Difficile dire chi è il migliore del trio di testa: forse vince ancora una volta Nicholson, doppiato da Giancarlo Giannini, nel ruolo del vecchio boss violento e filosofo. Prezioso montaggio di Thelma Schoonmaker, sperimentale fotografia di Michael Ballhaus. Nella colonna sonora spiccano, azzecatissime, I’m shipping up to Boston dei Dropkick Murphys e Comfortably Numb dei Pink Floyd, quest’ultima in una delle scene più emozionanti del film. Quattro Oscar: miglior film al produttore Graham King, miglior regia (finalmente!) a Scorsese, sceneggiatura non originale a Monahan e montaggio. Non sarà il suo nuovo capolavoro, ma è un grande, grandissimo film, forse il miglior Scorsese degli ultimi anni.

Voto

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