Dieci inverni

Regia di Valerio MieliLocandina

con Isabella Ragonese (Camilla), Michele Riondino (Silvestro), Glen Blackhall (Simone), Sergej Žigunov (Fëdor), Sergej Nikonenko (professore di russo), Ljuba Zaiceva (Ljuba), Luca Avagliano (Ermanno), Roberto Nobile (padre di Camilla), Vinicio Capossela (il cantante al matrimonio), Alice Torriani (Clara), Sara Lazzaro (Maria Antonietta), Francesco Brandi (Niccolò), Francesca Cuttica (Elena), Luis Molteni (Dottore).

PAESE: Italia 2009
GENERE: Sentimentale
DURATA: 99’

1999. La schiva Camilla e l’(apparentemente) esuberante Silvestro si incontrano a Venezia, entrambi volati lì per studiare. Si rivedono, più o meno casualmente, nei dieci inverni successivi, sempre attratti l’uno dall’altra ma, per motivi differenti, impossibilitati ad amarsi liberamente…

Primo lungometraggio di Mieli, che l’ha scritto con Isabella Aguilar e Davide Lantieri adattando un suo romanzo uscito in libreria qualche settimana dopo la prima del film. È una storia d’amore dei nostri tempi che “racconta il difficile passaggio tra la maturità e la maturazione dei sentimenti” (Mereghetti). È un piccolo film che coinvolge, emoziona diverte. È la storia di due persone che adorano stare insieme ma che non hanno il coraggio di ammetterlo perché temono che un passo avanti rovinerebbe tutto. È un film sulla paura di amare, come sottolinea anche una delle ultime frasi pronunciate da Silvestro. Il suo fascino deriva da una struttura narrativa inconsueta che attraversa dieci anni della vita dei protagonisti mostrandoli soltanto in alcuni brevi periodi delle loro vite: lo spettatore non sa cosa è accaduto tra un periodo e l’altro, e per questo si appassiona alla storia e tifa apertamente per i due inconsapevoli innamorati. Il lieto fine sarà anche scontato, ma chi lo ha demolito senza riserve accusandolo di stucchevolezza non ha capito che ciò che conta davvero per il regista non è l’arrivo, bensì il viaggio: non è importante a cosa si arriva, è importante il COME. Mieli evita lo zucchero e si affida a dialoghi minimalisti e mai scontati che preferiscono suggerire piuttosto che dire, partecipa alle storie dei suoi personaggi muovendo la macchina da presa intorno alle loro azioni, ambienta il film in due città perennemente fredde (Mosca e Venezia) che contrastano col calore – umano e non – sprigionato dallo stare insieme di Camilla e Silvestro. Molto bravo e simpatico Riondino, ma è ancor più brava la Ragonese, alle prese con un personaggio più complicato e sfaccettato di quanto sembrerebbe. Belle musiche di Francesco De Luca, Alessandro Forti, Vinegar Socks e ottima fotografia di Marco Onorato. In colonna sonora spicca la bellissima Parla piano di Vinicio Capossela; quest’ultimo appare anche alle nozze in Russia come cantante del matrimonio. Ingiusto lo scarso successo nelle sale. È un film tenero, originale, tutt’altro che banale, sincero, molto, molto dolce, da vedere.

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