Un matrimonio all’inglese

(Easy Virtue)Locandina originale

Regia di Stephan Elliott

con Jessica Biel (Larita Huntington), Colin Firth (Jim Whittaker), Kristin Scott Thomas (Veronica Whittaker), Ben Barnes (John Whittaker), Kris Marshall (Furber), Kimberley Nixon (Hilda Whittaker), Katherine Parkinson (Marion Whittaker), Charlotte Riley (Sarah Hurst), Pip Torrens (Lord Hurst), Christian Brassington (Philip Hurst), Jim McManus (Jackson).

PAESE: GB 2008
GENERE: Commedia drammatica
DURATA: 95’

1930. L’emancipata Larita, pilota d’auto da corsa americana, convola a giuste nozze col bel John Whittaker, rampollo di una dinastia inglese in decadimento. Quando arrivano alla tenuta di famiglia, la ragazza si trova in difficoltà: la suocera la odia, lo suocero la adora.

Tratto da una piéce teatrale di Noël Coward – che nel 1927 aveva ispirato anche uno sconosciuto film muto di Alfred Hitchcock dal titolo Virtù facile – e scritto dal regista australiano Elliott con Sheridan Robbins, è uno strano, divertente, intelligente film inglese che nasconde una serie di riflessioni tematiche che a un primo sguardo sfuggono. Innanzitutto, non è una commedia drammatica quanto un dramma con frequenti (specialmente nella prima parte) incursioni nella commedia sofisticata, il cui asso nella manica sono gli spiritosi, irresistibili dialoghi (“papà non riesco a sorridere!” – “fingi cara, sei inglese”). Dietro lo sguardo divertito, però, non mancano spunti profondi, come un’amara riflessione sulla fine della nobiltà europea che ricorda il Renoir de La regola del gioco e un velato messaggio pacifista proiettato nell’originale personaggio di Sir Jim Whittaker, ex soldato che, finita la guerra, non voleva tornare a casa. È un film sulla libertà, sessuale ed esistenziale. È un film sull’amore, una volta tanto trattato in modo serio e non superficiale (come dimostra il finale). Il personaggio interpretato da Firth (bravissimo) è strepitoso, ma non c’è una figura di contorno sfocata o priva di spessore, grazie anche ad una squadra di attori perfetti. La regia silenziosa ma partecipe di Elliott è sostenuta dalla bella fotografia di Martin Kenzie, ispirata alle atmosfere dei quadri impressionisti. Un film anomalo, dramma allegro spassoso, commovente, da non perdere.

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