Starship Troopers – Fanteria dello spazio

(Starship Troopers)Locandina

Regia di Paul Verhoeven

con Casper Van Dien (Johnny Rico), Denise Richards (Carmen Ibanez), Dina Meyer (Dizzy Flores), Patrick Muldoon (Zander Barcalow), Neil Patrick Harris (colonnello Carl Jenkins), Jake Busey (soldato Ace Levy), Michael Ironside (tenente Jean Rasczak), Clancy Brown (sergente istruttore Zim), Marshall Bell (generale Owen), Brenda Strong (capitano Deladier).

PAESE: USA 1997
GENERE: Fantascienza
DURATA: 129’

XXIII secolo. La Terra è governata da una dittatura militare che concede i diritti di cittadinanza soltanto a chi si arruola. Quando un esercito di aracnidi spaziali attacca il pianeta, il soldato Rico, fanteria spaziale, viene spedito in trincea per contrastare ed eliminare gli invasori…

Tratto da un reazionario romanzo (1959) di Robert Heinlein, il sesto film americano dell’olandese Verhoeven è in realtà un fumettone divertente e fracassone dietro cui si cela un’ironica quanto feroce satira sull’imperialismo statunitense e sulle logiche bellico- militari che lo governano. Chi lo ha accusato – e sono in parecchi – di aver fatto un film fascista e guerrafondaio non ne ha colto l’ironia di fondo, e non era facile lasciarsela sfuggire. Non a tutti (e nemmeno a noi) piace particolarmente il modo in cui Verhoeven imposta i suoi film a livello visivo – stile patinato, montaggio convulso, scenografie kitsch che paiono di cartapesta, ridondanza nell’azione – ma è innegabile che questi elementi, oltre ad essere aspetti ben riconoscibili della sua opera, contribuiscano in questo caso a sottolineare il messaggio del film, che guarda con disprezzo all’esercito e alla guerra, due oggetti che proprio grazie al “disordine” e al “posticcio” (delle gerarchie, dei rapporti umani, della propaganda) gestiscono e mantengono il loro potere. Certo, il film rimane un B-movie, una baracconata tonitruante in cui tutto è b(i)-dimensionale (personaggi, storia, dialoghi, persino gli alieni cattivi), ma il suo attacco alle istituzioni è più lucido di quanto sembrerebbe, e il geniale finale è lì a dimostrarlo. Impagabili e suggestive nel loro simbolismo le sequenze in stile televisivo, azzeccati gli omaggi alla sci-fi degli anni ’50. Gli amanti del divertimento “colpevole” non resteranno delusi, i fan di Verhoeven nemmeno: c’è una dose pesante di violenza (volutamente irreale: si vede lontano un chilometro che i cadaveri sono manichini) e un dispendio importante di tette al vento, due elementi costanti del cinema dell’olandese. A chi piace… Effetti speciali volutamente inverosimili curati dal mitico Phil Tippett (Guerre stellari, Indiana Jones, Jurassic Park). Attori impresentabili, sia per come recitano che per le facce che si ritrovano, ma forse per una volta l’incapacità è attinente alla trama: diventa simbolo della mancanza “morale” dei personaggi, storditi e instupiditi dall’assuefazione alla guerra, peggiori dagli aracnidi perché, possedendo un cervello “evoluto”, dovrebbero essere migliori. Ben tre seguiti, tutti televisivi.

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