Lo chiamavano Trinità

Regia di E. B. Clucher [Enzo Barboni]Locandina

con Bud Spencer [Carlo Pedersoli] (Bambino), Terence Hill [Mario Girotti] (Trinità), Farley Granger (Maggiore Harriman), Remo Capitani (Mezcal), Dan Sturkie (Tobia), Ezio Marano (Faina), Luciano Rossi (il Timido), Steffen Zacharias (Jonathan Swift), Gisela Hahn (Sarah), Elena Pedemonte (Giuditta), Ugo Sasso (sceriffo zoppo), Michele Cimarosa (messicano), Riccardo Pizzuti (Jeff), Dominic Barto (Mortimer).

PAESE: Italia, Germania, USA 1970
GENERE: Western
DURATA: 106’ (111’)

Il pistolero Trinità ritrova il fratello Bambino, ladro di cavalli, nei panni dello sceriffo di un paesino. Controvoglia, il secondo affiancherà il primo nella lotta contro una banda di cattivi che vuole sfrattare da una prateria un gruppo di pacifici mormoni.

Scritto dal regista Clucher (pseudonimo dell’italianissimo Barboni), è l’archetipo dello spaghetti western “comico”. Campione d’incassi in sala – e d’ascolti nei numerosi passaggi televisivi – resta un vero e proprio cult movie per parecchie generazioni. Motivo? Non è, come qualcuno sostiene, una frivola parodia farsesca in stile Franco e Ciccio, bensì una rilettura in chiave comica di uno dei generi più amati dal pubblico dello stivale, specialmente negli anni ’60 – ‘70. La violenza è stemperata dall’umorismo, e gli scontri a fuoco sono sostituiti da allegri quanto improbabili sganassoni. Il binomio “western”/ “Spencer – Hill” funziona, e Barboni è assai abile sia nel coreografare le scazzottate (memorabile quella finale) che nell’assecondare i tempi comici – perfetti – dei due protagonisti.  Da sempre definito un abile mestierante figlio del cinema di Leone, l’ex direttore della fotografia (sue le immagini del celeberrimo Django) rivela in questo film un talento registico non trascurabile, sapientemente in bilico tra l’omaggio e l’irrisione del cinema del maestro. Le gag funzionano tutte – impareggiabile quella ricorrente del messicano – i dialoghi minimalisti centrano il bersaglio, i personaggi sono interessanti e il divertimento è assicurato. E non dimentichiamo che è uno dei pochi film comici italiani che avanza per sviluppo narrativo, non per accumulo. In colonna sonora si distingue il brano Trinity di Franco Micalizzi, cantato dall’italo-australiano Annibale e tornato alla ribalta nel 2013 quando Tarantino lo ha inserito nel suo Django Unchained. La versione Dvd dura 6′ meno dell’originale. Un seguito nel 1971 e un altro, fuori tempo massimo, nel 1995.

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