Immaturi

Regia di Paolo GenoveseLocandina

con Raoul Bova (Giorgio Romanini), Barbora Bobulova (Luisa), Ricky Memphis (Lorenzo Coppetti), Ambra Angiolini (Francesca), Luca Bizzarri (Piero Galeazzi), Paolo Kessisoglu (Virgilio), Luisa Ranieri (Marta), Anita Caprioli (Eleonora), Giulia Michelini (Cinzia), Alessandro Tiberi (Ivano), Giovanna Ralli (la mamma di Lorenzo), Maurizio Mattioli (papà di Lorenzo), Simona Caparrini (Katia), Michele La Ginestra (Don Ottavio), Aurora Giovinazzo (Penelope).

PAESE: Italia 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 108’

Classe di trentottenni scopre che, per un cavillo, l’esame di maturità sostenuto vent’anni prima non può essere considerato valido. Devono ridarlo. Si ritrovano per studiare, e torna la voglia di stare insieme come ai vecchi tempi…

Scritta dal regista, una commedia generazionale divertente e simpatica che ricorda Salvatores e Ligabue, campione d’incassi della stagione 2010/2011. Piena di stereotipi e fisime esistenziali da seconda liceo (il passato non ritorna, la maturità non è un fattore anagrafico, la vita va goduta senza rimpianti, ecc.), la pellicola è tuttavia apprezzabile per ben più di una ragione. Genovese, innanzitutto, si tiene distante dallo stile di Muccino, dal non stile di Moccia e dalla fatua volgarità intellettuale che è di entrambi; e questo, per noi e per chi pensa che sia meglio essere banali ma onesti, poco innovativi ma sinceri, è già un punto di forza. Ma si fanno apprezzare anche i dialoghi spassosi e frizzanti, il realismo della recitazione, la felicità di alcune trovate (una su tutte, la malattia “sessuale” di Ambra), la bella fotografia di Fabrizio Lucci. Il merito maggiore del regista-sceneggiatore, però, è quello di rinunciare alla spocchia da profeta che si addice a molti prodotti coevi: non un film-testamento su una generazione, bensì un film che con malinconica ironia (o ironica malinconia) parla di TANTE generazioni, assai distanti eppure così vicine. Perché, in fin dei conti, anche se nato in anni diversi, l’uomo rimane essenzialmente un uomo. Con le sue contraddizioni, i suoi difetti, le sue storie d’amore. È, in fondo, un film sull’amore come antidoto al veloce scorrere del tempo. Un altro pregio? Ne possiede uno che al 90 % delle commedie italiane di oggi manca: il piacere del raccontare. Il brano finale, Immaturi, è cantato da Alex Britti. Mette tristezza l’uso scellerato dell’ormai inevitabile placing pubblicitario, ovvero l’inserimento nel film di brand famosi che, in cambio, sponsorizzano la produzione. Seguito da Immaturi – Il viaggio. È un filmetto semplice e positivo, leggero ma intelligente, assolutamente consigliato.

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