Hotel Chevalier

Hotel Chevalier

(Hotel Chevalier)

Regia di Wes Anderson

con Jason Schwartzman (Jack Whitman), Natalie Portman (L’ex ragazza di Jack), Michel Castejon (cameriere), Lionel Lorans (portiere), Waris Ahluwalia (uomo della security).

PAESE: USA, Francia 2007
GENERE: Sentimentale
DURATA: 13’

In albergo a Parigi Jack Whitman si vede piombare in camera l’ex fidanzata. Parlano, fanno l’amore – forse per l’ultima volta – e, alla fine, lui le mostra la veduta di Parigi dalla sua finestra.

Scritto dal regista e pensato come miniprequel de Il treno per il Darjeeling (i due film, sia in sala che in home video, sono stati distribuiti insieme) è uno strepitoso corto d’autore che deve il suo fascino all’indeterminatezza degli elementi della storia: cos’è accaduto tra i due amanti? Chi sono? Perché lei ha dei lividi su tutto il corpo? Come mai non stanno più insieme? È un piccolo, grande poemetto visivo che non dice nulla ma che suscita un’emozione dopo l’altra semplicemente “osservando”: pone molte domande senza dare risposte, racconta una storia con semplicità cui contrappone un’importante complessità dei temi, si affida ad una regia sobria ed originale che fa leva sull’emotività snobbando la ragione. È un film d’amore per romantici, perfettamente equilibrato tra poesia, commedia e malinconia. È un film in cui gli oggetti hanno la stessa importanza dei personaggi, e l’immagine conta più della parola. Il nudo della Portman (bravissima e bellissima, coi capelli corti) ha fatto scalpore lasciando (ingiustamente) in disparte il lato artistico del film: Anderson vi ha condensato tutto il suo talento e ha creato un fugace quanto profondo mini viaggio nell’anima degli amanti. Girato all’Hotel Raphaël di Parigi con una piccolissima troupe e inizialmente pensato come corto indipendente, venne successivamente integrato al Darjeeling in quanto il regista notò straordinarie somiglianze tra i personaggi dei due film. Qualche critico l’ha definito “migliore del lungometraggio che gli è collegato”, e probabilmente non si è sbagliato. La musica che contrappunta la storia è Where do you go to (My lovely)? di Peter Sarstedt. Come per tutti i lavori di Anderson, un plauso va alla fotografia del grande Robert Yeoman, capace di regalare mille sfaccettature cromatiche all’appartamento e di suggestionare lo spettatore attraverso la luce. Bellissimo.

Voto

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