Resident Evil: Retribution

(Resident Evil: Retribution)Locandina

Regia di Paul W. S. Anderson

con Milla Jovovich (Alice), Michelle Rodriguez (Rain Ocampo/ Bad Rain), Kevin Durand (Barry Burton), Sienna Guillory (Jill Valentine), Ariana Engineer (Becky), Johann Urb (Leon S. Kennedy), Shawn Roberts (Albert Wesker), Li Bingbing (Ada Wong), Colin Salmon (James Shade), Oded Fehr (Todd/ Carlos Olivera), Boris Kodjoe (Luther West), Megan Charpentier (Regina Rossa).

PAESE: Germania, USA 2012
GENERE: Horror
DURATA: 92’

Dopo l’attacco alla nave Arcadia, su cui Alice e compagnia si trovavano alla fine di Resident Evil: Afterlife, l’indomita guerriera si ritrova nuovamente prigioniera della Umbrella Corporation, la multinazionale farmaceutica che ha scatenato l’apocalisse e che ora viene comandata dall’intelligenza artificiale denominata Regina rossa. Ad aiutarla a fuggire sarà un manipolo di uomini e donne che lavorano per Albert Wesker, ex membro della Umbrella ed ex nemico di Alice, passato (forse) dalla parte giusta… Ma la poverette dovrà vedersela con l’ex amica Jill Valentine, soggiogata al potere della regina…

Quinto capitolo della saga ispirata al celeberrimo videogioco horror della Capcom, di cui riprende i personaggi principali e lo spunto di partenza. Rispetto ai quattro film venuti prima è ancor più apocalittico e – se possibile – fracassone, ma anche più ironico: tanto che, talvolta, sconfina in una divertita auto parodia. Gli ci sono voluti ben cinque film – due scritti e prodotti, tre anche diretti – ma alla fine Anderson ce l’ha fatta: ha capito che, volente o nolente, la sua saga cinematografica non può essere altro che un videogame, tale e quale al gioco che l’ha partorita. Lo dimostrano una messa in scena orgogliosamente posticcia (la computer grafica è imbarazzante, le sequenze d’azione sembrano tratte da un cartone della Warner) e la negazione ossessiva di qualsiasi verosimiglianza. E anche i molti aspetti negativi della pellicola – come la sceneggiatura arrancante, i dialoghi penosi e una Jovovich (moglie del regista) espressiva come un ghiacciolo – finiscono per essere perfettamente inscrivibili in quest’ottica. Dunque, via le ambizioni autoriali e piede sull’acceleratore della fanfaronata fine a se stessa. Il risultato resta inferiore alla media, ma non mancano trovate azzeccate (come Mosca e New York ricostruite dalla Umbrella per sperimentare il batterio, o la sequenza d’apertura in rewind) e, se guardato con lo spirito giusto, il film è assolutamente godibile, almeno per quanto riguarda il ritmo indiavolato. Citazioni ai limiti del plagio di Aliens – Scontro finale, Star Wars, Matrix e, chi più ne ha, più ne metta. Un brutto film, ma è una bruttezza non priva di stile. Immancabile finalone aperto per garantire – ahinoi – l’ennesimo seguito: non è più una saga, è una serie di telefilm più lunghi della norma. Distribuito in 3D, come il precedente.

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