Iago

Regia di Volfango De BiasiLocandina

con Nicolas Vaporidis (Iago), Laura Chiatti (Desdemona), Aurelien Gaya (Otello), Gabriele Lavia (Brabanzio), Giulia Steigerwalt (Emilia), Fabio Ghidoni (Cassio), Lorenzo Gleijeses (Rodrigo), Luana Rossetti (Bianca), Dina Braschi (Maria), Francesca Lukasis (Deborah).

PAESE: Italia 2009
GENERE: Commedia drammatica
DURATA: 101’

Studente di architettura dalle umili origini, il simpatico Iago diventa machiavellico vendicatore quando il nero Otello, figlio di un industriale, gli soffia l’ambita Desdemona. Per riaverla si affiderà ad un piano infallibile studiato per mettere tutti contro tutti e riavere la donna dei propri sogni.

Inutile, atroce, disonesta rielaborazione dell’Otello di Shakespeare in chiave post-moderna, sceneggiata dal regista con Felice di Basilio. La scelta di trasportare la vicenda ai giorni nostri è già di per se piuttosto infelice, e sconfina spesso nel ridicolo involontario. I nomi restano gli stessi (chi diavolo può chiamarsi Iago nel 2009?), così come alcune porzioni di dialoghi (i personaggi sono sbarbatelli che parlano prima come libri stampati e poi come scaricatori di porto), ma non solo: De Biasi e il suo fido sceneggiatorucolo storpiano il senso dell’opera originale trasformando Iago – personaggio di elevata statura tragica – in un’idiota geloso prima paladino degli oppressi e poi bieco giustiziere. E il finale cosa significa? Non si capisce se lo sguardo del regista è ammirato o sconcertato. A noi la prima ipotesi sembra la più veritiera, e non ci piace. Così come non ci piace lo “stile” (le virgolette non sono casuali) di questo regista senza idee, capace di rendere brutta una città come Venezia e assolutamente incapace a dirigere gli attori, che comunque  già di per se sono tutti inclini alla cagneria (pure Lavia, che a suon di virtuosismi pare Lady Gaga). La gratuita volgarità dei dialoghi è seconda soltanto alla volgarità intellettuale che aleggia per tutto il film, l’erotismo – carta vincente (e velata) dell’opera shakespeariana – è patinato e fasullo: sembra che per De Biasi il sesso su celluloide si possa esprimere soltanto dicendo continuamente la parola “scopare”. Come per i dodicenni, insomma, ma almeno loro non fanno film. Assolutamente evitabile, tragicamente imbarazzante, immorale, terribile. Fiasco tremendo – allora Dio esiste! – al botteghino.

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