Hollywood Party

(The Party)Locandina

Regia di Blake Edwards

con Peter Sellers (Hrundi V. Bakshi), Claudine Longet (Michèle Monet), J. Edward McKinley (Fred Clutterbuck), Fay McKenzie (Alice Clutterbuck), Steve Franken (il cameriere Levinson), Denny Miller (“Wyoming Bill” Kelso), Herbert Ellis (il regista), Jean Carson (Nanny), Marge Champion (Rosalind Dunphy), Al Checco (Bernard Stein), Corinne Cole (Janice Kane), Dick Crockett (Wells).

PAESE: USA 1968
GENERE: Comico
DURATA: 99’

Dopo aver distrutto, per inettitudine e frivolezza, il set di un kolossal hollywoodiano in cui faceva la comparsa, l’attore indiano Hrundi V. Bakshi viene invitato per sbaglio ad un party a casa del produttore. Anche qui, goffo all’inverosimile, finirà per trasformare la tranquilla festicciola in una catastrofe…

Spesso definito uno dei film più divertenti al mondo, “è il capolavoro di Edwards, uno dei grandi film comici sonori, e una delle migliori interpretazioni di Sellers. Continua e rinnova la grande tradizione del burlesque americano” (Morandini). L’avvio di calcolata lentezza – che a qualche giovane spettatore Youtube dipendente potrebbe anche sembrare noioso – è soltanto il preambolo per l’esplosione finale, è il raggruppamento degli ingredienti prima di preparare la torta. Dalla mezz’ora in poi, le gag aumentano esponenzialmente fino ad un finale catastrofico e delirante che sfocia nel fantastico. Rispettando le tre unità aristoteliche del racconto e, quindi, ambientando tutta la storia pressoché nello stesso posto e nella stessa sera (eccezion fatta per prologo ed epilogo), Edwards e Sellers cuciono una trama di trovate comiche irresistibili che non hanno – e non avranno – eguali nella storia del cinema americano. La grandezza di Edwards, oltre che nelle trovate, sta nello sguardo che pone sul suo personaggio, uno sguardo sadico (finirà prima o poi di fare danni?) ma tenero, come dimostra ad esempio il malinconico finale “mattutino”. Bakshi è la variabile impazzita in un mondo ipocrita e controllato, è uno strumento apparentemente innocuo che nelle mani di Edwards diventa il tramite per irridere, anche violentemente, i riti dello star system hollywoodiano e, più in generale, le magagne del capitalismo made in USA. Egli è l’unico a non essere WASP, l’unico a non aver nulla a che fare con quel mondo, ma proprio per questo è anche l’unico “sincero”, in quanto si rivela per ciò che è e non per ciò che i canoni hollywoodiani gli imporrebbero di essere. Non a caso, le uniche persone con cui egli entra in sintonia sono la bella Michèle (che è francese) e il figlio del produttore (che è un bambino). Grande interpretazione di Sellers, forse la migliore con quella de Il dottor Stranamore. Strepitose le gag con protagonista il cameriere (Franken), che si ubriaca scolandosi i drink rifiutati dai clienti e da man forte a Hrundi nella creazione della catastrofe. Da vedere e rivedere.

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