Quel momento in cui la Fletcher scopre chi è l’assassino

Nuovo omaggio di nehovistecose a J.F.K. (Jessica Fletcher Killerpunisher). Tra il serio e il faceto.

Jessica in una bella immagine (scherzo, non esistono belle immagini di Jessica sul Web).

Jessica in una bella immagine (scherzo, non esistono belle immagini di Jessica sul Web).

12 stagioni, 264 episodi, 4 film tv, per un totale di 12.280 minuti in 12 anni. Eppure, senza eccezioni, quel momento arriva sempre. Quello in cui l’impertinente, sbarazzina, qua e la odiosa (una combinazione irresistibile!) Jessica Fletcher fa la faccia di “quella che ha capito tutto”. Ma cos’ha capito? Tutto! Ma tutto cosa? Tutto. Movente, assassino, arma del delitto, scena del crimine, tutto nei minimi particolari. Ogni episodio è strutturato nella stessa maniera:

a) introduzione, in cui ci vengono presentati i personaggi (uno di loro sarà l’assassino).

Dopo 40 anni senza invecchiare di un solo giorno, la Fletcher è invecchiata in un colpo solo (calcolate però che ha quasi 90 anni).

Dopo 40 anni senza invecchiare di un solo giorno, la Fletcher è invecchiata 60 anni in un colpo solo  (calcolate però che ha quasi 90 anni).

b) arrivo della vecchiaccia, in cui la Fletcher, amica di uno o più dei personaggi sopracitati, si ritrova con loro per i motivi più svariati (visita d’amicizia, presentazione libro…visita d’amicizia, presentazione lib…si, insomma, per i motivi più svariati). Almeno uno dei personaggi dice la frase “Signora Fletcher, ho letto tuuuutti i suoi libri”.

c) qualcuno muore di morte violenta. Noi spettatori vediamo l’assassinio, ma non l’assassino.

d) sia che le chiedano di restare, sia che le chiedano (giustamente) di levare  le tende, la signora Fletcher parte con l’indagine.

Amos Tappert (Tom Bosley), sceriffo di Cabot Cove. Vanta una media di casi risolti pari allo 0,0

Amos Tappert (Tom Bosley), sceriffo di Cabot Cove. Vanta una media di casi risolti pari allo 0,0

Solitamente è affiancata da qualcuno che ha familiarità con indagini poliziesche (lo sceriffo Amos, qualche poliziotto, vigilante, guardiano, oppure un semplice appassionato di gialli).

e) l’aiutante occasionale di Jessica, citato appena sopra, identifica o arresta il colpevole. Quello sbagliato. Possono esserci un massimo di tre innocenti sbattuti in galera in ogni episodio.

f) Jessica dice arrogante “non è lui l’assassino” e riprende l’indagine.

g) ennesimo fatto violento; l’assassino uccide qualcun altro oppure compie qualche reato atto a fuorviare le indagini.

h) Jessica parla un po’ con tutti i protagonisti, e intanto pensa, pensa, pensa.

i) pubblicamente o in privato, Jessica accusa a colpo sicuro il VERO assassino e gli spiega (come se non lo sapesse!) in che modo lo ha fatto.

Tutti gli episodi de La signora in Giallo sono strutturati esattamente in questa maniera. E, per forza di cose, in tutti arriva quel momento: tra il punto H e il punto I Jessica fa quella faccia, e noi capiamo che ha trovato il colpevole. È una faccia sadica, goduta, maliziosa. Una faccia archetipica. È la faccia dell’uomo primitivo che casualmente, magari lasciando inavvertitamente uno gnu vicino al fuoco, scopre di poter cuocere la carne. Ma non lo dice agli altri. Non subito. Prima fa quella faccia. È la faccia che, probabilmente, aveva lo Zar Alessandro I di Russia quando gli dissero che Napoleone avrebbe attaccato d’inverno;  la stessa che fece Stalin quando gli dissero che anche Hitler avrebbe attaccato d’inverno. È la faccia dell’automobilista che, in autostrada, vede che la corsia opposta è in coda mentre la sua è libera; è la faccia dell’uomo che aspetta a casa la moglie sapendo che ella ha passato tutto il pomeriggio con l’amante; è la faccia del gommista italiano non appena scende un fiocco di neve. È la faccia della vittoria. La faccia dell’orgasmo. La faccia della riscossa.

La faccia di Jessica nel momento in cui "ha capito tutto"

La faccia di Jessica nel momento in cui “ha capito tutto”

Lo sguardo sornione di Jessica nel momento in cui termina la sua arringa. Il colpevole tenta di giustificarsi, ma lei lo guarda così, come dire "sei un povero tapino, mi fai quasi pena, ma devi MARCIRE IN GALERA!

Lo sguardo sornione di Jessica nel momento in cui termina la sua arringa. Il colpevole tenta di giustificarsi, ma lei lo guarda così, come se volesse dirgli “sei un povero tapino, mi fai quasi pena, sei vittima di una società corrotta che plasma gli innocenti tramutandoli in incolpevoli assassini. Ma devi comunque MARCIRE IN GALERA!

In quell’espressione della Fletcher, quella in cui ha capito tutto, c’è tutto ciò che ci serve. È la nostra piccola rivincita sulle angherie quotidiane. “Io ho capito”, dice la vecchia. E noi ne siamo felici. Perché un cattivo pagherà per ciò che ha fatto, e i buoni trionferanno. Forse ci piace anche per questo, perché ci mostra la realtà che vorremmo.

R. P.

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