After Earth

(After Earth)25495

Regia di M. Night Shyamalan

con Jaden Smith (Kitai Raige), Will Smith (Cypher Raige), Sophie Okonedo (Faia Raige), Zoë Isabella Kravitz (Senshi Raige), David Denman (McQuarrie), Kristofer Hivju (capo della sicurezza), Glenn Morshower (comandante Velan), Sacha Dhawan (pilota Hesper), Chris Geere (navigatore Hesper).

PAESE: USA 2013
GENERE: Fantascienza
DURATA: 100’

Mille anni dopo la devastazione del nostro pianeta (per mano nostra), gli esseri umani vivono su Nova Prime, ma qui devono fare i conti con i mostruosi Ursa, alieni che fiutano le prede attraverso gli ormoni della paura. Cypher Raige, il miglior cacciatore di Ursa perchè riesce a rendersi invisibile trattenendo le proprie emozioni, si ritrova naufrago sulla Terra con il figlio adolescente. Sarà proprio quest’ultimo a salvare il padre, tentando di recuperare un congegno di salvataggio e scontrandosi proprio con un Ursa in fuga…

Il decimo film di Shyamalan, tratto da un’idea dello stesso Smith e sceneggiato da Stephen Gaghan e Gary Whitta, è un ennesimo polpettone fantascientifico con messaggino ecologista e riflessione sulla paura che sfrutta male un soggetto tutto sommato pregevole. Gli Smith (specialmente il “vecchio”, preso in controparte) non sono male e non tutto è da buttare, ma la lista dei difetti è molto più lunga di quella dei pregi: banalità dell’intreccio, regia di maniera (che pesca a mani basse da Avatar e Predator), messaggio finale ambiguo: il generale accetta il figlio non quando questi si rivela nella sua “unicità”, bensì solo quando dimostra di essere invincibile come lui. La metafora sul rapporto padre – figlio ci può anche stare, ma non si può sorvolare sulle inverosimiglianze, le incoerenze narrative, le castronerie. Gli effetti speciali, a dirla tutta, non sono un granché, e le invenzioni visive sono già state viste altrove e meglio. Si salvano soltanto le musiche di James Newton Howard e la commovente sequenza dell’aquila, l’unica davvero riuscita in un film che arranca dall’inizio alla fine. Alcuni elementi andavano approfonditi (possibile che l’unica traccia umana sulla Terra rimangano i dipinti degli uomini delle caverne? Perchè non vediamo gli alieni che combattono gli umani?), altri lasciati in disparte (che noia le elucubrazioni del giovane Jaden). Un’occasione mancata, che conferma la crisi involutiva del regista di origini indiane.

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