Pat Garrett & Billy the Kid

(Pat Garrett & Billy the Kid)Locandina

Regia di Sam Peckinpah

con James Coburn (Pat Garrett), Kris Kristofferson (William “Billy the Kid” Bonney), Bob Dylan (Alias), Slim Pickens (Sceriffo Baker), Katy Jurado (Mrs. Baker), Jack Elam (Alamosa Bill), Harry Dean Stanton (Luke), Chill Wills (Lemuel), Richard Bright (Holly), John Beck (Poe), Charles Martin Smith (Bowdre).

PAESE: USA 1973
GENERE: Western
DURATA: 106’ (115′)

1881. Pat Garrett, divenuto sceriffo per conto del ricco proprietario terriero John Chisum, è costretto a dare la caccia all’ex amico Billy the Kid, reo di aver ucciso un vicesceriffo degli Stati Uniti…

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Ultimo, straordinario western di Peckinpah, scritto da Rudy Wurlitzer che cercò di attenersi il più possibile alla realtà dei fatti. Uno strepitoso affresco d’epoca che racconta ancora una volta il crepuscolo del mito e in cui la fine di un’amicizia coincide con la fine dell’epopea. Pat e Billy sono due facce della stessa medaglia, solo che il primo ha deciso di stare dalla parte della legge (poco importa se essa sia corrotta e violenta), il secondo non si è fatto imbrigliare e ha continuato a fare il bandito. Inutile dire chi dei due, per il regista (anarchico di sinistra), susciti la maggiore ammirazione. Quella di Peckinpah, tuttavia, non è un’operazione di revisionismo o di apologia, anzi: le gesta del Kid sono ridimensionate, ed egli viene spesso mostrato per ciò che era, un pistolero abile e coraggioso ma che non esitava ad uccidere a sangue freddo o a sparare alle spalle. Ma ciò che a Peckinpah preme mostrare resta più che altro “l’estinzione dettata dal progresso e dal bisogno di civiltà”. Interrogato sugli intrallazzi politici che lo hanno portato a diventare sceriffo, l’ex bandito Garrett dice “questo paese sta invecchiando, e io voglio invecchiare con lui”.

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Con l’avanzata della cosiddetta società civile, i vari Kid e Garrett devono scegliere da che parte stare: continuare coerentemente a fare i banditi ma condannarsi a morte, come fa il primo, o fingere di essere qualcun altro, magari un uomo di legge, per restare vivi il più possibile, come fa il secondo. Peckinpah ci riporta al livello di animali impegnati a sopravvivere, la cui natura può essere nascosta solo fino ad un certo punto: è per questo motivo che nelle intenzioni originali del regista avrebbe dovuto esserci un prologo in cui anche Garrett moriva in modo violento (scena inserita nel Dvd director’s cut), ed è per questo motivo che alla fine, dopo aver ucciso l’ex amico, lo sceriffo spara alla propria immagine riflessa in uno specchio, come a dire “cosa sono diventato? Non morirò forse anche io così un giorno?” Peckinpah si attiene spesso ai fatti, ma da alla storia un alone romantico che non va confuso con la gloria o l’eroismo del western classico. Il west, come nei film precedenti del regista, rimane un mondo squallido e sporco ma che, tuttavia, sa ancora ospitare un sentimento forte come l’amicizia virile. Sentimento che, a causa dell’avanzamento della civiltà, è comunque destinato a sparire, inghiottito dai soldi, dagli interessi, dalla politica.

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Western anomalo, con pochi spargimenti di sangue e una rappresentazione della morte violenta priva di odio e rancore, basato sugli schemi del film d’ inseguimento ma lento e introspettivo, dilatato, praticamente privo di qualsivoglia suspense. Quello di Garrett è un viaggio verso la morte di Kid, ma è anche un viaggio verso la propria, verso la morte degli ideali, verso la fine di un’epoca. Molti critici lo considerarono un film minore rispetto al più innovativo (almeno stilisticamente) Il mucchio selvaggio, ma visto oggi colpisce per l’incredibile modernità della messa in scena (cui contribuiscono le musiche, mai sentite in un western, di Bob Dylan, che scrisse la colonna sonora e si ritagliò un piccolo, divertente ruolo), per la lucida analisi storica, per la capacità di raccontare la Storia attraverso il simbolo e l’allegoria, per il talento registico visionario ed originalissimo. A livello di finezza delle immagini, talvolta simili a quadri a olio, è probabilmente uno dei film più riusciti dell’intera storia del cinema. E la scena della morte di Baker, accompagnata dalle note di Knockin’ on heaven’s door (in pochi lo sanno, ma fu scritta appositamente per questo film), è un piccolo capolavoro poetico che non si scorda. Assolutamente imperdibile.

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