Surveillance

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Regia di Jennifer Lynch

con Julia Ormond (Elizabeth Anderson), Bill Pullman (Sam Hallaway), Pell James (Bobby Prescott), Kent Harper (Agente Jack Bennett), Michael Ironside (Capitano Billings), Ryan Simpkins (Stephanie), French Stewart (Agente Jim Conrad), Gill Gayle (Agente Degrasso), Caroline Aaron (Janet), Hugh Dillon (Steven).

PAESE: USA 2008
GENERE: Thriller
DURATA: 93’

Nebraska. Due federali arrivano in una cittadina sperduta per interrogare i sopravvissuti di un massacro perpetrato da un killer mascherato che gira su un furgone bianco. Ricostruzione minuziosa e colpo di scena finale.

Secondo film della figlia di David Lynch, anche sceneggiatrice con Kent Harper. Un violento giallo su strada che vorrebbe, senza riuscirci, riproporre quel clima di malata perversione tipico del cinema horror anni ’70 (avviato da Non aprite quella porta). Non si capisce dove voglia andare a parare: catalogo delle peggiori perversioni umane? Inno alla purezza dell’infanzia in un mondo di adulti malati? Riflessione sul cinema come arma per comprendere il reale (le parole dei testimoni vengono smentite dalle immagini dei flashback)? In qualunque caso, è un film non riuscito. L’ambientazione è mal sfruttata, la regia anonima e mediocre, gli espedienti formali (come il fatto che ogni linea narrativa sia virata su un colore diverso) già vecchi. Non funziona nemmeno come giallo a suspense: dopo dieci minuti si capisce chi è l’assassino. Motivo? Una stupidità incredibile a livello registico, spiegabile soltanto con un sillogismo: la struttura del film è quella del whodunit (l’assassino non può essere uno sconosciuto, deve essere uno dei personaggi presentati dall’inizio); il messaggio è che solo il cinema può spiegare la realtà; quindi, se ciò che vediamo nei flashback è ciò che è realmente successo, allora l’assassino dev’essere per forza di cose chi in quei flashback non appare. In un cast di inarrivabile cagneria (eccezion fatta per la giovane Simpkin) si distingue in negativo il bolso Pullman: non è mai stato un grande attore, ma qui siamo ai minimi storici. Di maniera la fotografia di Peter Wunstorf, così come le musiche di Todd Bryanton. Non c’è una sola idea originale. Costato tre milioni e mezzo, ha faticato a racimolarne uno. E infatti da noi è arrivato direttamente in home video. Menomale. Lynch (quello vero, quello bravo) è produttore.

Voto

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