American Hustle – L’apparenza inganna

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Regia di David O. Russell

con Christian Bale (Irving Rosenfeld), Amy Adams (Sydney Prosser), Bradley Cooper (Richie DiMaso), Jeremy Renner (Carmine Polito), Jennifer Lawrence (Rosalyn Rosenfeld), Robert De Niro (Victor Tellegio), Michael Peña (Paco Hernandez), Louis C. K. (Stoddard Thorsen), Jack Huston (Pete Musane), Shea Whigham (Carl Elway), Alessandro Nivola (Anthony Amado).

PAESE: USA 2013
GENERE: Drammatico
DURATA: 138’

Cronistoria (1974 – 1978) dell’operazione Abscam, attraverso la quale l’FBI incastrò, con la complicità di alcuni truffatori professionisti, senatori, membri del congresso e politici americani…

Settimo film di Russell, da lui scritto con Eric Warren Singer e ispirato all’operazione (realmente avvenuta) che negli anni ’70, complice anche lo scandalo Watergate (1972), affossò definitivamente l’immagine “candida” della politica USA. Non solo. Tolse potere all’FBI che, pur di incastrare qualche grosso nome, utilizzò metodi molto poco ortodossi. Elogiato dalla critica in patria, da noi è stato subito ridimensionato. Una volta tanto, giustamente. È un film manierato, in cui Russell imita Scorsese fino alla nausea: il problema è che, rispetto all’illustre collega, gli mancano lucidità di giudizio e, ancor più grave, distacco nello sguardo. A fine film si patteggia per i truffatori, si suggerisce che se le mazzette erano per aiutare il popolo e non per i politici allora erano legittime, si tratteggiano i federali come repressi burocrati schizofrenici la cui abulica sete di potere non conosce limiti. Certo, nella realtà non si comportarono certo bene nemmeno loro, ma la situazione era un po’ più complessa di come la descrive Russell. E il rapporto realtà/finzione, su cui secondo i produttori si baserebbe il film, è poco approfondito. Non un brutto film, comunque: la storia c’è, coinvolge, e bisogna dire che in qualche breve passo si respira davvero (e non soltanto per la presenza di De Niro) l’atmosfera mitica e corale dei film di Scorsese e Altman. Il merito, però, è soprattutto degli attori, uno più bravo dell’altro. I componenti del terzetto ABC (Adams, Bale, Cooper) si confermano tra i migliori della loro generazione, davvero eccezionali (la prima è pure parecchio, parecchio sexy). A Russell il merito di aver saputo disegnare percorsi visivi originali (l’attenzione maniacale ai capelli) e di aver dimostrato intelligenza nello stemperare i passi drammatici attraverso una massiccia dose di ironia. Manierata anche la fotografia di Linus Sandgren, ma ottima la colonna sonora che ripropone pezzi sentiti pochissimo al cinema. Ben dieci nomination agli Oscar ma nessuna statuetta.

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