Dallas Buyers Club

(Dallas Buyers Club) dallas buyers club locandina

Regia di Jean-Marc Valée

con Matthew McConaughey (Ron Woodroof), Jennifer Garner (Dottoressa Eve Saks), Jared Leto (Rayon), Steve Zahn (Tucker), Dallas Roberts (David Wayne), Michael O’Neill (Richard Barkley), Denis O’Hare (Dottor Sevard), Griffin Dunne (Dottor Vass), Bradford Cox (“Sunflower”).

PAESE: USA 2013
GENERE: Drammatico
DURATA: 117’

Elettricista texano, omofobo, cocainomane e impallinato col rodeo, scopre di aver contratto l’HIV. Isolato da tutti, si procura illegalmente il farmaco AZT, approvato dal ministero, ma scopre che è tossico. Inizia così a importare in America farmaci alternativi non approvati (ma che funzionano) e a venderli ai sieropositivi. Intanto, le case farmaceutiche continuano imperterrite a somministrare l’AZT…

Nel 1992, a 42 anni, Ron Woodroof morì di AIDS. Nel 1981, anno della diagnosi, la medicina convenzionale gli diede trenta giorni di vita. Poco prima di morire, lo stesso Woodroof raccontò la propria storia (culminata con una sentenza che stabilì che ogni malato poteva curarsi come meglio credeva) a Craig Borten, che ne scrisse una sceneggiatura e la tenne in un cassetto fino a quando, nel 2011, McCounaghey si interessò al progetto. Ne è uscito un film non originalissimo, ma sincero nel raccontare una brutta pagina della storia americana (il ministero, per accontentare le lobby farmaceutiche, costrinse i sieropositivi ad assumere un farmaco destabilizzante negando loro l’opportunità di utilizzare terapie alternative perfettamente funzionanti) e nel denunciare lo strapotere delle case farmaceutiche che spessissimo guardano i profitti infischiandosene del malato. Vallée non snobba gli stereotipi hollywoodiani (il personaggio del transessuale Rayon, ad esempio, è totalmente inventato, inserito solo per sottolineare la trasformazione di Ron da omofobo a baluardo dei diritti civili), ma il suo film è sorprendente fedele alla realtà, privo di stile (o meglio, basato su quello stile rarefatto e “sporco” che tanto va di moda nei biopic degli anni 2000) ma coinvolgente e, qui e la, capace di scelte non così scontate (come quella di non mostrare la morte di Ron). Un buon film, sostenuto da contributi tecnici ineccepibili ottimi e da un’interpretazione – quella di McCounaghey, dimagrito di 23 chili – giustamente premiata con l’Oscar. Non gli è da meno quella dell’attore cantante Leto, non a caso insignito del medesimo premio. Con Philadelphia di Demme, è probabilmente il più riuscito film che racconta il dramma dell’HIV. Da vedere.

Voto

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