L’ombra del dubbio¹

(Shadow of a Doubt)locandina-del-film-l-ombra-del-dubbio-1943-131760

Regia di Alfred Hitchcock

con Joseph Cotten (zio Charlie), Teresa Wright (Charlotte “Charlie” Newton), Macdonald Carey (Jack Graham), Henry Travers (Joseph Newton), Patricia Collinge (Emmy Newton), Hume Cronyn (Herbie Hawkins), Wallace Ford (Fred Saunders), Edna May Wonacott (Ann Newton), Charles Bates (Roger Newton).

PAESE: USA 1943
GENERE: Thriller
DURATA: 108’

Cosa spinge il distinto Charlie a fuggire dalla città per raggiungere la famiglia della sorella, in campagna? Che sia davvero lui l’assassino di vedove che sta terrorizzando la metropoli? La nipote Charlie, che porta il suo stesso nome e ha con lui un rapporto quasi telepatico, inizia riluttante ad indagare…

Da un soggetto di Gordon McDonnell, adattato nientemeno che da Thornton Wilder, già Pulitzer per Piccola città (1938), Sally Benson e Alma Reville, moglie di Hitch. Il regista lo considerava uno dei suoi film più riusciti perché metteva d’accordo “i fautori della verosimiglianza, della logica e della psicologia”. Di tutti i suoi thriller è probabilmente “il più quieto e affabile” (Morandini), privo di eventi delittuosi e violenza, che è solo psicologica. Uno dei primi film di successo ad immaginare un assassino perbene, il tipico tizio rassicurante e gentile “cui dareste la mano di vostra figlia” (e, in effetti, così accade con la piccola Charlie, con la quale lo zio ha un rapporto esplicitamente morboso, quasi erotico, ma nessuno dei suoi familiari sembra farci caso). Ma è anche uno dei primi film del re del brivido ad affrontare il tema del doppio (e non solo perché, come fa notare Truffaut, ci sono almeno 14 situazioni che richiamano il numero 2): zio e nipote sono parte della stessa medaglia, bene/male, e spesso la gente non è in grado di accorgersi della differenza (a nessuno verrebbe da pensare che lo zio possa essere un pluriomicida). Gran parte della critica lo considera uno dei migliori Hitch, se non altro per i tre elementi di cui sopra (logica, psicologia, verosimiglianza), ma forse rispetto ad altri è meno immaginifico, meno visionario. Anche se le trovate visive, comunque non mancano (geniali gli inserti con la sequenza di ballo). Grandi prove di Cotten e della Wright, che incarna alla perfezione la tipica ragazza americana. Pietoso il doppiaggio italiano che tramuta i nomi dei protagonisti in Carlo e Carla (sic!).

Voto

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