Lo sguardo esterno #4 – Interstellar

(Interstellar)interstellar_locandina

Regia di Christopher Nolan

Lo Spazio, l’Uomo, binomio inscindibile.

Nessun genere come la fantascienza, da così tanta libertà di espressione artistica e filosofica; dilemmi esistenziali, problematiche sociali, emozioni di vario genere, hanno la “tabula rasa” di un mondo futuro, di un’altra dimensione o di un viaggio cosmico per essere analizzate e interpretate.

Christopher Nolan approfitta più che più di questa libertà di genere per creare un suo/nostro viaggio nello Spazio ma che, alla fine, si risolve nell’esplorazione più umana che esista: quella di noi stessi.

In un futuro inquietantemente troppo vicino, la Terra è sull’orlo del baratro: le risorse sono quasi esaurite e una strana “piaga” sta distruggendo una a una le coltivazioni di cereali del globo. Solo il mais resiste, ma anch’esso non avrà vita lunga. Gli eserciti non esistono più, la tecnologia è al completo servizio dell’agricoltura e le scuole son fatte solo per educare futuri contadini. L’ex pilota Cooper (McConaughey) si è riadattato a fare l’agricoltore e cresce con amore i figli Murph ( Foy da bambina, Chastain da adulta) e Tom (Chalamet/Chasey Affleck) tra le mille difficoltà che il mondo attraversa e una incontrollabile spinta verso le stelle. Insieme a Murph, Cooper scopre che quel che resta della Nasa sta organizzando dei viaggi intergalattici, attraverso un wormhole apparso vicino Saturno e creato da dei misteriosi “Loro”, per cercare mondi abitabili e viene ingaggiato dai dottori Brand (Caine e Hathaway) per guidare la spedizione che rappresenta l’ultima speranza per l’Umanità.

Da questo plot “classico” parte l’avventura di Interstellar. Nolan dirige forse il suo film narrativamente meno nolaniano. Gli incastri e i salti onirici di Inception, la lotta fra Bene e Male della trilogia del Cavaliere Oscuro e i trucchi di The Prestige cedono il passo ad una space opera classica. I fratelli Nolan (Jonathan si conferma uno sceneggiatore eccelso insieme a Christopher sempre più narratore di prima fascia) ci raccontano tutto. Dalle teorie scientifiche (l’astrofisico Kip Thorne ha supervisionato la parte astrofisica e firmato il soggetto) al perchè i personaggi fanno quello che fanno, tutto ci viene spiegato come se fossimo ad una lezione frontale di Cinema e Scienza. Di questo si tratta, oltre ad essere uno dei migliori film americani del decennio (non solo di sci-fi), Interstellar è una meravigliosa lezione di Cinema. La teoria scientifica e gli intrecci spazio-temporali che i personaggi spiegano mano a mano che la storia procede, permette di avere più libertà per l’emozione sensoriale che il fim offre. Vera poesia per lo sguardo, la mente ma soprattutto il cuore. Ebbene si, Nolan firma il suo film più intimista e umano, perchè il viaggio nell’Universo è un viaggio in noi stessi e l’entrare in un wormhole è entrare nella propria anima, nel proprio cuore, nel proprio Io.

Se comunichiamo col potere del sentimento, dell’amore (unica cosa che travalica lo spazio-tempo), non ci sarà distanza che tenga, perchè saremo sempre accanto a coloro che amiamo, anche se per loro saremo forse solo “fantasmi”. L’Uomo è al centro di tutto, il messaggio rinascimentale di Umanesimo traspira da ogni poro della pellicola 70mm Imax con cui è girato il film, opera completa di bellezza visiva e maestria registica di cui ormai il cineasta inglese ci ha piacevolmente abituato; emozione e sensazione vanno di pari passo in una fotografia superba (il premio Oscar Hoyte Van Hoytema, che non fa rimpiangere Wally Pfister) e uno score di un ispiratissimo Hans Zimmer: partitura minimal e commovente con organi di kubricchiana memoria. Il meccanismo è perfetto.
Si è teso molto a paragonare Interstellar a 2001: Odissea nello Spazio o a Solaris, il perchè il critico abbia la tendenza al paragone è cosa nota. Bene, chi usa questo modus operandi parte già con una concezione sbagliata. Qui non si tratta di “2001 del Nuovo Millennio”, qui si tratta di un’opera a sé. Kubrick era Kubrick, Nolan è Nolan, senza bisogno di paragoni con illustri predecessori. Gli echi kubricchiani in Interstellar sono indubbi (chi non cita i propri maestri..ndr) ma dall’omaggiare qua e là (si respira a tratti anche Malick) al dire “Nolan aveva velleità di..” si rischia di sbagliare se non addirittura sembrare patetici.
Interstellar non è paragonabile, è la fantascienza di oggi, di Nolan, di tutti noi. Le emozioni che opere come queste danno non possono essere soppiantate del freddo accademismo e chi non l’ha ancora capito deve rassegnarsi.. Col Cinema si può solo andare avanti, come per un viaggio temporale e chi guarda solo indietro rischia di restare perduto in un campo di mais, prigioniero in un sogno o di non sognare mai per troppa “Insomnia” dell’anima.
Il cinema di Nolan, oltre che ai sensi, parla dritto all’anima e in questo caso auguriamoci ancora di volare attraverso buchi neri, di incantare il pubblico con giochi di prestigio e di indossare il lungo mantello di un Cavaliere Oscuro.

Voto: 5 su 5

Matteo Merlano

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