St. Vincent

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Regia di Theodore Melfi

con Bill Murray (Vincent McKenna), Melissa McCarthy (Maggie), Naomi Watts (Daka), Jaeden Lieberher (Oliver), Chris O’Dowd (fratello Geraghty), Kimberly Quinn (Ana), Scott Adsit (David), Terrence Howard (Zucko), Ray Iannicelli (Roger).

PAESE: USA 2014
GENERE: Commedia
DURATA: 103′

Impenitente ubriacone, incallito giocatore d’azzardo, abituale frequentatore di bar malfamati e prostitute, il vecchio Vin si ritrova suo malgrado a fare da babysitter ad Oliver, timido ma sveglio ragazzino appena traferitosi con la madre. Entrambi valgono di più di ciò che sembrano (o di ciò che la società vuole farli sembrare), entrambi hanno bisogno di un amico…

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Scritta e diretta da un esordiente di talento, al suo primo lungometraggio, è un piccola, deliziosa commedia che ha raccolto parecchi consensi in tutto il mondo. I clichè del genere ci sono tutti (due opposti che diventano amici, riso alternato a commozione), ma i dialoghi sono scoppiettanti, a tratti irresistibili, e lo stile quieto e disteso, perfetto per l’intelligente umorismo della sceneggiatura, si rivela funzionale alla storia (in cui non c’è nemmeno un vero e proprio “cattivo”). Considerando che Melfi è responsabile di entrambe le cose (sceneggiatura e regia), lo si può definire a tutti gli effetti un artista arrivato. Anche se, pur non togliendo nulla al suo mirabile lavoro, il film si fa apprezzare soprattutto per l’immensa interpretazione di Murray, attore che fa ridere sia per ciò che dice che per ciò che non dice, minimalista nell’ironia e cinicamente sornione nella visione del mondo. Prima di essere un film sull’amicizia, sull’amore, sul rapporto genitori-figli, è un film su di lui, su un modo di recitare che è poi anche un modo di vivere (molti che lo conoscono giurano che egli sia esattamente così anche nella realtà).

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Il fatto che il vecchio Bill sia stato una “seconda scelta” (dopo l’abiura di Jack Nickolson), fa pensare: senza di lui, staremmo a parlare di un film radicalmente diverso. A riprova del fatto che ogni suo film sia – sembra una banalità ma non sempre è così scontato – imprescindibile da lui. Tutto il cast, comunque, si rivela all’altezza (mitica la Watts come prostituta dell’est incinta). Chi attacca il finale all’insegna dei buoni sentimenti guarda il dito invece della Luna: l’importante, in un film come questo, non è il finale, ma come ci si arriva. Melfi ci arriva nel modo giusto. Importante dimensione musicale (Jefferson Airplane, Green Day, Brewer & Shipley, ma anche i pezzi originali di Theodore Shapiro) che culmina sui bellissimi titoli di coda accompagnati dalla magnifica Shelter from the storm di Bob Dylan. Bella, colorata fotografia di John Lindley. Uno di quei film felici in cui tutto funziona. Tenero, intelligente, godibilissimo. Da vedere.

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