Killer Joe

(Killer Joe)Killer-Joe-locandina

Regia di William Friedkin

con Matthew McConaughey (Killer Joe Cooper), Emile Hirsch (Chris Smith), Juno Temple (Dottie Smith), Thomas Haden Church (Ansel Smith), Gina Gershon (Sharla Smith), Marc Macaulay (Digger), Carol Sutton (Saleslady).

PAESE: USA 2011
GENERE: Nero
DURATA: 103’

Lo psicopatico Joe Cooper è uno sbirro che arrotonda lo stipendio facendo il sicario. Lo assolda il giovane spacciatore Chris, per uccidere la madre e intascare una grossa assicurazione sulla vita. Non potendo pagare in anticipo, Chris accetta di dargli come caparra la problematica sorella Dottie. Ma le cose non andranno ovviamente come previsto…

Basato su un omonimo lavoro teatrale del premio Pulitzer Tracy Letts, anche sceneggiatore. Schiere di critici hanno urlato al capolavoro scomodando nientemeno che Billy Wilder (c’è una doppia indennità come ne La fiamma del peccato), Tarantino, il noir americano, l’hard boiled e i fratelli Coen. In realtà è un film brutto, ben ambientato in un Texas afoso e desolato ma irrimediabilmente “finto” perché palesemente programmato a tavolino per a) scioccare b) ambire all’etichetta di cult. Tutti i più grandi registi si sono interrogati sul problema della rappresentazione filmica della violenza; Friedkin se ne sbatte e non si ferma davanti a nulla (la scena finale è quasi insostenibile, al confine con il gore). Ci può stare, ma in nome di cosa? Qual è il senso dell’operazione, o meglio, cosa si vuole rappresentare? Squallore esistenziale? Pessimismo senza speranza? Abominio moderno? Tramonto del sogno americano? Si finisce per tirare a indovinare, e non va bene. Film più nero del nero, ma futile, pretenzioso, artificioso. Di Tarantino e dei Coen manca l’ironia, che non è tanto cercare in continuazione la scena grottesca o “virgolettata” quanto il guardare con distacco gli eventi commentandoli con l’irrisione. Qui non succede nulla di simile, e tutto risulta infine noioso e tirato per le lunghe. È un film furbo, fatto per sembrare qualcosa che non è: un bel film. Qualche bella immagine e la coraggiosa interpretazione di McConaughey, preso in controparte, sono le uniche note positive di un film incredibilmente sopravvalutato. Friedkin ai minimi storici.

Voto

 

 

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