Sopravvissuto – The Martian

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Regia di Ridley Scott

con Matt Damon (Mark Watney), Jessica Chastain (comandante Lewis), Chiwetel Ejofor (Vincent Kapoor), Jeff Daniels (Teddy Sanders), Michael Pena (Martinez), Kate Mara (Johanssen), Sebastian Stan (Beck), Kristen Wiig (Annie Montrose), Sean Bean (Mitch Henderson), Donald Glover (Rich Purnell), Aksel Hennie (Vogel), Mackenzie Davis (Mindy Park), Benedict Wong (Bruce Ng).

PAESE: USA 2015
GENERE: Fantascienza
DURATA: 141’

Dato per morto durante una missione sul suolo marziano, investito da una furibonda tempesta di sabbia, l’astronauta/botanico Mark Watney viene lasciato sul pianeta rosso. Con le attrezzature in pezzi, come contatterà casa? Riuscirà a sopravvivere quattro anni, ovvero fino a quando una nuova missione atterrerà su Marte? E, soprattutto, riuscirà a farlo coltivando patate in un modulo abitativo trasformato in serra?

Il romanzo The Martian di Andy Weir, programmatore informatico californiano, è stato un gustoso caso editoriale degli anni 2010: uscito in sordina nel 2011, ha racimolato consensi un po’ dappertutto, anche e soprattutto in ambiente scientifico dove è stato elogiato per la sua plausibilità e accuratezza. Adattata da Drew Goddard – che, nonostante qualche inevitabile sforbiciata rimane molto fedele al romanzo – la storia di questo Robinson Crusoe del futuro è diventata un blockbuster Century Fox interpretato dal prolifico Damon e diretto dal veterano Scott, qui al suo quarto film fantascientifico. I meriti “narrativi” – bei personaggi, verosimiglianza totale, tante idee, ironia, finale di insolito ottimismo – sono tutti di Weir, ma Scott ci mette il talento visivo (Marte così non si era mai visto), la genuina capacità di raccontare e di emozionare, la sagace direzione degli attori. E, arrivato alla soglia degli 80 anni, uno stile quieto e persino contemplativo che non teme di relegare l’azione ad appena cinque o sei sequenze, sempre perfettamente coreografate ma stavolta fulminee. Come se, una volta tanto, il piacere di raccontare avesse preso il posto del gusto di sbalordire a ogni costo. Memorabile (e insolito) contrappunto sonoro, che spazia da David Bowie a Gloria Gaynor passando per gli Abba. Importanti anche il contributo compositivo di Harry Gregson-Williams e il lavoro con le luci del veterano Dariusz Wolski. Pur restando, negli espedienti narrativi come nei meccanismi emozionali, un prodotto fortemente hollywoodiano (ma in fin dei conti lo era già il libro), è un film superiore alla media perché alla retorica tipica del genere sostituisce un genuino e laico umanesimo: è l’uomo, nella sua accezione migliore, il creatore della propria salvezza. “(The Martian) è un blockbuster per persone intelligenti” (Drew McWeeny). “Ha saputo riportare la scienza nella fantascienza, ed è profondamente diverso dai film tutti azione e melodrammi: fino alla fine riafferma l’importanza del pensiero che precede l’azione” (Bryan Bishop). Sei nomination ma nemmeno un Oscar. Da vedere.

Voto

 

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