Jersey Boys

Jersey-Boys-Poster(Jersey Boys)

Regia di Clint Eastwood

con John Lloyd Young (Frankie Valli), Erich Bergen (Bobby Gaudio), Vincent Piazza (Tommy DeVito), Michael Lomenda (Nick Massi), Christopher Walken (Angelo De Carlo), Freya Tingley (Francine Valli), Katherine Narducci (Mary Rinaldi), Mike Doyle (Bob Crewe), Joseph Russo (Joe Pesci).

PAESE: USA 2014
GENERE: Biografico
DURATA: 134′

Biografia – piuttosto fedele – di Francis Stephen Castelluccio (1934), che con tre amici scugnizzi come lui, una voce particolarissima e il nome d’arte di Frankie Valli porta al successo i Four Season, gruppo pop rock dal sound molto italo-americano capace di hit come Sherry, Big girls don’t cry, Walk like a Man, Bye Bye Baby e molte altre.

Basato sull’omonimo musical del 2006 di Marshall Brickman e Rick Elice, adattato per il cinema da John Logan, è uno di quei film così ben raccontati – e quindi scorrevoli, deliziosi – che vorresti non finissero mai. La struttura è quella di un qualsiasi biopic made in USA – ascesa/caduta/riscatto – ma ciò che davvero preme a Eastwood è affrescare un’epoca e un luogo precisi (il New Jersey anni ’50, in cui o facevi il malvivente o facevi il cantante) raccontando i legami d’amicizia e rispetto intercorsi tra quattro ragazzini poco più che ventenni che in un batter d’occhio arrivarono sul tetto del mondo. Un film musicale ironico e genuino, colorato e godibilissimo, senza orpelli ma più complesso di quanto sembri: nella storia dei Four Season si legge, più o meno esplicitamente, la storia di una nazione. Ci sono tutti i temi cari a Eastwood: l’assenza dei padri, la solitudine, l’incapacità di mordere la giovinezza, la contemplazione della vecchiaia. E molta, molta musica, con una trentina di canzoni cantate dai (bravissimi) attori che erano anche i performers originali dello spettacolo teatrale. Ciliegina sulla torta, un Walken d’annata che diverte e si diverte. Un film in cui si scorge tutto il talento di un grande regista che, nonostante gli anni (sono 84!), non ha perso il piacere di raccontare. E di rinnovarsi, come dimostra il fatto che, per la prima volta, faccia rompere agli attori la quarta parete. Da non perdere i titoli di coda.

Voto

 

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