Benvenuto, Marty McFly!

Oggi, mercoledì 21 ottobre 2015, è la data in cui Marty McFly e il professor Doc Brown arrivano nel futuro. Cosa si è avverato e cosa no?

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Esattamente trent’anni fa usciva al cinema Ritorno al futuro, primo di una trilogia che sarebbe diventata una delle più amate di sempre. Con una manciata di altri film (citiamo almeno Guerre Stellari del 1977 e I predatori dell’arca perduta del 1981), Ritorno al futuro rinnovò il racconto cinematografico classico spingendolo verso il pastiche di generi tipico della modernità. Non solo: Ritorno al futuro (e, più in generale i film in cui, pur con ruoli diversi, lavoravano nomi come Steven Spielberg, George Lucas, lo stesso Bob Zemeckis) creò una fortunatissima miscela di ironia/fantascienza/azione che, attingendo al mito come al fumetto, seppe inventarsi un intrattenimento nuovo, semiparodico e citazionista, che riusciva (e riesce) incredibilmente a mettere d’accordo tutti, critica e pubblico, grandi e piccini, palati raffinati e spettatori di bocca buona. Il travolgente successo al botteghino spinse Zemeckis e il suo sceneggiatore Bob Gale a mettere immediatamente in cantiere due seguiti. Il primo, che inizia esattamente dove finisce il capostipite, vede lo stralunato professore Doc Brown trasportare lo sbigottito Marty McFly nel “lontano” 2015: i figli di Marty stanno facendo una brutta fine, e dunque urge mettere a posto le cose.

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Il fatidico giorno in cui Doc (Christopher Lloyd) e Marty (Michael J. Fox) approdano nel 2015 è mercoledì 21 ottobre 2015. Dopo anni e anni di bufale che attribuivano ad altre date l’arrivo dei due, finalmente quel giorno è arrivato sul serio. Dunque, che cosa è accaduto davvero e che cosa, invece, è rimasto relegato alla sfera della fantascienza?

Innanzitutto bisogna dire che, come spesso accade al cinema, in Ritorno al futuro parte 2 il futuro è immaginato come una semplice aberrazione del presente, ovvero: tutto ciò che era esagerato negli anni ’80 (modo di vestire, stili musicali, videogame) viene ulteriormente esagerato. Insomma, il kitsch diventa ancora più kitsch. Tuttavia, parecchie invenzioni viste in Ritorno al futuro parte 2 sono arrivate davvero fino a noi, pur con altri nomi e leggere modifiche:

1) “Il piatto idratore”. Si mette una pizza “mignon” in un fornello che, riscaldando l’acqua in essa contenuta, la cuoce in pochissimi minuti. Ovvero, il forno a microonde. Certo, la cottura a microonde era già stata scoperta ben prima del 1985, ma non era ancora diffusa e, soprattutto, non era possibile utilizzarla in contesti privati.

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2) Occhiali per comunicare. Il figlio di Marty guarda contenuti e comunica attraverso speciali occhiali che, banalmente, potrebbero essere gli antenati dei moderni Google Glass.

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3) Skate Volanti. L’Hendo Hoover è uno skate che crea sotto di se un campo magnetico verso il terreno che gli permette di fluttuare. Proprio come succede nel film, anche se in realtà la Hendo si è ispirata proprio a Ritorno al futuro parte 2 (dunque, più che l’avverarsi di un’idea, è un omaggio).

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4) Videochiamate. Forse la premonizione più riuscita di tutto il film: Marty McFly del futuro parla col suo capo attraverso una vera e propria videochiamata, non portatile ma pur sempre tale. Inoltre, lo schermo è piatto come quelli di oggi. Non solo: l’invenzione anticipa di 25 anni i Social Network. Infatti, mentre il capo di Marty parla, sotto scorrono delle informazioni inerenti a quello che potremmo chiamare il suo profilo: il suo nome, con chi è sposato, quali sono i suoi hobby, le sue idee politiche, la squadra per cui fa il tifo. Qualcuno sostiene che Zemeckis e Gale sbagliarono perché non immaginarono Internet, ma questa “social-video chiamata” non è esattamente la stessa cosa? L’unica cosa proprio sbagliata è la trasmissione di messaggi e immagini con macchinari simili ai fax, una tecnologia praticamente sparita da una decina di anni.

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5) Domotica. La casa dei McFly è quasi tutta automatizzata, gestita da un computer che tiene tutto sotto controllo e limita le fatiche ai membri della famiglia. Non siamo ancora a livelli così estremi, ma la domotica è oramai una realtà consolidata.

6) Schermi portatili su cui appaiono contenuti. Marty viene avvicinato da un uomo che raccoglie firme per salvare l’orologio colpito da un fulmine trent’anni prima (ovvero, in Ritorno al futuro parte 1), e invece di mostrare al protagonista dei depliant gli sottopone uno schermino illuminato. L’antesignano dei tablet?

7) I Chicago Cubs vincono le World Series. Per fare dell’ironia, Zemeckis e Gale mostrano che nel 2015 i Chicago Cubs, una delle squadre di Baseball meno titolate della storia, vincono le World Series dopo 118 anni (l’ultima volta fu nel 1907). Ora, i Cubs non hanno (ancora) vinto le World Series, ma lottano stabilmente in testa alla classifica e, quasi sicuramente, prenderanno parte all’ambito torneo. Chi l’avrebbe mai detto che la cosa più esagerata e improbabile sarebbe diventata una delle più veritiere?

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Non male per un film di fantascienza. Anche perché le cose “sbagliate”, se così vogliamo definirle, sono molte meno. Ad esempio niente auto volanti (un errore comune: le abbiamo viste praticamente in tutti i film inerenti ai viaggi nel tempo) e niente giacche e scarpe autoallaccianti ad aria compressa (ne esiste qualche prototipo ma – chissà perché – proprio non riescono a prendere piede). Non manca qualche spunto genialmente autoparodico: al cinema danno Lo Squalo 19, in 3D e diretto da Max Spielberg (figlio di Steven, produttore di Ritorno al futuro) e Marty, ironizzando su chi attaccò il capostipite (Lo squalo) perché l’animale non era realistico, esclama: “Ehi, sembra ancora finto!”

Insomma, indipendentemente da ciò che si pensa di Ritorno al futuro parte 2 (e del suo aver azzeccato o meno le previsioni), il fatidico giorno è arrivato. Marty, la sua ragazza Jennifer, Doc e il cane Einstein appariranno davanti ai nostri occhi con quella brutta (ma per quelli della mia generazione bellissima) DeLorean alimentata a immondizia. Che dire? Forse la cosa giusta da chiedersi sarebbe se siamo migliori o peggiori che nell’85.

Ai posteri, magari quelli del 2045, l’ardua sentenza. Intanto,

benvenuto, Marty McFly!

 

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