Fortitude – Stagione 1

Fortitude_Poster(Fortitude)

Regia di registi vari

con Richard Dormer (Dan Anderssen), Sofie Gråbøl (Hildur Odegard), Stanley Tucci (Eugene Morton), Nicholas Pinnock (Frank Sutter), Björn Hlynur Haraldsson (Eric Odegard), Michael Gambon (Henry Tyson), Verónica Echegui (Elena Ledesma), Jessica Raine (Jules Sutter), Luke Treadway (Vincent Rattrey), Sienna Guillory (Natalie Yelburton), Johnny Harris (Ronnie Morgan), Aaron McCusker (Jason Donnelly), Mia Jexen (Ingrid), Alexandra Moen (Petra), Phoebe Nicholls (dott. Allerdyce), Christopher Eccleston (Charlie Stoddard).

PAESE: GB 2015
GENERE: Thriller
DURATA: 45′ (episodio)

La cittadina di Fortitude, ottocento anime sperdute nella regione artica, sembra il posto più tranquillo e sonnacchioso mai apparso sulla terra. L’unico pericolo sono gli orsi polari, famelici, e infatti tutti – compresi i ragazzini – girano armati. A Fortitude non c’è cimitero, e dunque nessuno muore: il ghiaccio non permetterebbe la decomposizione, e quindi chi trapassa viene gentilmente trasportato nel continente. A Fortitude nessuno sa se lo sceriffo è un bravo o un cattivo sceriffo, perché non ha mai dovuto svolgere un’indagine. L’occasione si presenta quando uno dei membri più in vista della comunità viene trovato barbaramente assassinato. Mentre gli abitanti, scossi, si chiedono se Fortitude sia ancora il posto tranquillo che fu, da Londra arriva un detective pronto ad affiancare la polizia locale nelle indagini…

Ideata da Simon Donald e prodotta dall’indipendente britannica Fifty Fathoms (Endemol) per Sky Atlantic (GB) e Pivot (USA), è una delle serie TV più interessanti e sottovalutate del 2015. I modelli sono palesi: Twin Peaks (la comunità di provincia sonnacchiosa nasconde orribili segreti e sotterfugi), Fargo (la neve e il ghiaccio, il freddo e la desolazione dei luoghi come dell’anima), il giallo nordico; ma Fortitude, nonostante tutte queste influenze, è un qualcosa di parecchio originale: è, innanzitutto, un giallo girato come un horror, una scelta audace quanto riuscita (“i veri mostri siamo noi”); poi, c’è un personaggio principale – bellissimo – per cui si tifa un po’ a favore e un po’ contro, in bilico tra bene e male, tra giusto e sbagliato: un GRANDE personaggio, non inscrivibile nel classico binomio positivo/negativo, almeno fino al finale (ma anche qui la scelta è soggettiva); c’è una mirabile galleria di personaggi, anche secondari, molto lontana dagli stereotipi e carica di elementi simbolici (si pensi all’Henry di Michael Gambon, fotografo malato terminale di cancro); infine, c’è una scrittura di grande fascino sia narrativo che registico, perfetta nel raccontare molteplici linee di racconto che si accavallano, s’incrociano, si mescolano. Forse il plot giallo è più riuscito di quello (fanta?)scientifico, ma su 12 episodi non c’è un secondo di noia, e la tensione rimane a livelli altissimi fino alla fine. Per finire, Fortitude si fa apprezzare per un talento visionario ragguardevole, capace di immagini di forte impatto (guardatevi quelle con protagonista il piccolo Liam) che le serie poliziesche normalmente si sognano. La morfologia di Fortitude si ispira alle isole Svalbard (situate a nord della Norvegia), ma la maggior parte della serie è stata girata in Islanda. Il buon successo ha garantito la messa in cantiere di una seconda stagione di dieci episodi. Assolutamente da non perdere.

Voto

 

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