Irrational Man

(Irrational Man)locandina1300

Regia di Woody Allen

con Joaquin Phoenix (Abe Lucas), Emma Stone (Jill Pollard), Parker Posey (Rita Richards), Jamie Blackley (Roy), Betsey Aidem (la madre di Jill), Ethan Phillips (il padre di Jill), Meredith Hagner (Sandy), Ben Rosenfield (Danny), David Aaron Baker (Biff).

PAESE: USA 2015
GENERE: Commedia
DURATA: 96′

Professore di filosofia in crisi esistenziale arriva in un college del Rhode Island. Amareggiato, perennemente in stato d’ebrezza, incapace di fare all’amore, è convinto che il suo lavoro non serva a niente e che gli studenti siano tutti pigri figli di papà. La vicinanza con una di loro gli fa cambiare idea, ma a ridargli la gioia di vivere è in realtà la progettazione di un’azione delittuosa che, secondo lui, renderà il mondo un posto migliore…

Accolto tiepidamente da pubblico e critica, il 45esimo film di Allen è una black comedy che parla di tante cose, prima fra tutte l’impossibilità di far aderire il pensiero filosofico alla realtà. Ma, in perfetto stile Allen, è anche un film sulla morale, sull’etica, sul rischio che diventino punti di vista soggettivi: è giusto fare del male per perseguire il bene? Se davvero non c’è un disegno divino a regolare le nostre vite, chi penserà a punire i colpevoli? Il finale rivela che per Allen siamo ancora una volta vittime del caso, solo che stavolta – a differenza che nei precedenti Crimini e Misfatti Match Point, coi quali questo compone un’ideale trilogia – l’eventualità premia il bene invece che il male. Consolatorio? Non tanto: è andata così, ma poteva benissimo andare cosà. Dopo il mezzo passo falso di Magic in the Moonlight (che non era solo banale, era pure un po’ noioso), il vecchio Woody ritrova il gusto del racconto, la ricchezza dei temi, il piacere dello sberleffo. E riesce, come pochi altri, a virare il racconto su toni cangianti senza che quasi lo spettatore se ne accorga: si parte in commedia romantica, si passa alla commedia nera, si fa un salto nel giallo e si finisce nel thriller a suspense. Certo, i capolavori sono lontani, ma almeno lo spettacolo è godibile fino alla fine, e il messaggio del film è tutt’altro che stereotipato o consolatorio. Grandi prove di Phoenix e soprattutto della Stone, nuova musa del regista che riesce a essere allo stesso tempo dolcissima e sottilmente antipatica. Contributi tecnici di prim’ordine, tra i quali spiccano la fotografia di Darius Khondji e le scenografie di Santo Loquasto. Uno dei pochi film di Allen ambientato in una cittadina di provincia e non in città.

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