Drive

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Regia di Nicolas Winding Refn

con Ryan Gosling (il pilota), Carey Mulligan (Irene), Bryan Cranston (Shannon), Albert Brooks (Bernie Rose), Oscar Isaac (Standard Gabriel), Ron Perlman (Nino), Christina Hendricks (Blanche), Haden Leos (Benicio), James Biberi (Cook), Russ Tamblyn (Doc).

PAESE: USA 2011
GENERE: Noir
DURATA: 110′

Un guidatore senza nome, solitario e silenzioso, è meccanico e stuntman di giorno e autista della mala di notte. Lo fa per soldi e per “committenti” sempre diversi. Quando si avvicina ad una vicina di casa con figlioletto a carico e marito in uscita di prigione, si lascia trasportare dai sentimenti e rischia di fare una brutta fine…

Tratto dal romanzo omonimo di James Sallis, adattato da Hossein Amini, l’ottavo film del danese Refn è un film “doppio” come la vita del suo protagonista: ad una prima parte integante e d’atmosfera, imperniata su una delicata storia d’amore e di sguardi, se ne contrappone una seconda tragica e sanguinosa, piena di parossistica violenza. Anche lo stile cambia: minimale all’inizio, diventa barocco quando comincia a scorrere copioso il sangue. Questa secca svolta potrebbe anche starci, ma non convincono né la messa in scena della violenza, ai confini col gore e compiaciuta, né le trovate narrative, tutt’altro che originali. Resta un noir presentato – e raccontato – molto bene, pieno di vezzi autoriali e belle immagini ma artificioso, soprattutto per come ostenta la miscela di registri diversi (dolcezza/violenza, calma/agitazione, candore/sangue) e per come tende a spaesare programmaticamente lo spettatore, che all’inizio si affeziona all’autista e poi quasi lo ripudia. Lo stesso personaggio, nonostante la policroma interpretazione di Gosling, manca di una vera dimensione tragica. Se il film può essere scambiato per ciò che non è – un capolavoro – il merito è soprattutto dei contributi tecnici: dalle musiche “demodé” di Cliff Martinez alla fotografia di Newton Thomas Sigel, passando ovviamente per la regia di Refn, manierata ma fascinosa. Titoli di testa – accompagnati dalla struggente Nightcall di Kavinsky – davvero molto, molto belli. Un altro grande pezzo che s’ode è A Real Hero dei College. In sceneggiatura qualche eco di Driver – L’imprendibile (1978) di Walter Hill. Il parallelismo tra ciò che l’autista fa di giorno (il cinema) e ciò che fa di notte (il malvivente) poteva essere approfondito meglio, e non relegato ad una sola, mirabolante sequenza presente nell’onirico sottofinale sulla spiaggia. Premio per la miglior regia a Cannes.

Voto

 

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