Quasi Amici

(Intouchables)Quasi-amici2

Regia di Olivier Nakache, Éric Toledano

con François Cluzet (Philippe), Omar Sy (Bakari “Driss” Bassari), Anne Le Ny (Yvonne), Audrey Fleurot (Magalie), Clotilde Mollet (Marcelle), Alba Gaia Bellugi (Élisa), Cyril Mendi (Adama), Christian Ameri (Albert), Grégoire Oestermann (Antoine), Thomas Solivéres (Bastien).

PAESE: Francia 2011
GENERE: Commedia
DURATA: 110′

Tetraplegico in seguito ad un incidente di parapendio, il ricchissimo Philippe assume come badante e tuttofare il nero Driss, senegalese delle banlieu, appena uscito di prigione. Dopo un’iniziale diffidenza – più da parte del secondo – i due diventano (quasi) amici e si fanno del bene a vicenda…

Ispirato alla storia vera del duca Philippe Pozzo di Borgo, dirigente di punta della Pommery, e del suo badante magrebino (qui senegalese) Yasmin Abdel Sellou. È stato, per tre anni (nel 2014 l’ha battuto il mediocre Lucy di Besson), il film francese più visto al mondo. Pur raccontandola nei minimi particolari non è un film sulla disabilità, e non è nemmeno un film su un confronto sociale (che comunque viene fuori): è, piuttosto, la storia di un’amicizia anomala tra due uomini che si sentono uguali nel loro essere superiori – ma non lo sanno – ai mondi da cui provengono, governati dall’imbecilità, la disumanità, l’assenza di calore umano. E per questo, per questa loro superiorità (ma forse è più corretto dire “estraneità”), si sentono estremamente soli. Guadagna molti punti rispetto ai prodotti coevi: non è mieloso come le commedie USA, non è farsesco come quelle italiane, non è “ingessato” come molte commedie francesi. Mai didascalico, ottimista e malinconico insieme, commuove senza sottolineare. E, soprattutto, è un film molto, molto, molto divertente. Merito, certo, della sceneggiatura dei due registi, da sempre in coppia; ma merito, anche e soprattutto, dei due attori, un Cluzet amabilmente sotto le righe (qualcuno ha notato anche una certa somiglianza con Dustin Hoffman) e un Sy strepitosamente sopra, vera forza motrice della pellicola, premiato col César 2012. Tra le parecchie scene riuscite ricordiamo almeno quella iniziale, con una Maserati sparata a duecento orari per le strade di Parigi. All’impeccabile confezione filmica contribuiscono non poco le struggenti e partecipi musiche del nostro Ludovico Einaudi. Da vedere.

Voto

 

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