The Hateful Eight

(The Hateful Eight)the-hateful-eight-poster-2

Regia di Quentin Tarantino

con Samuel L. Jackson (Maggiore Marquis Warren), Kurt Russell (John Ruth), Jennifer Jason Leigh (Daisy Domergue), Walton Goggins (Chris Mannix), Demián Bichir (Bob), Tim Roth (Oswaldo Mobray), Michael Madsen (Joe Gage), Bruce Dern (Generale Sanford Smithers), James Parks (O. B. Jackson), Channing Tatum (Jody Domingray), Dana Gourrier (Minnie Mink), Zoë Bell (Judy “Sei Cavalli”).

PAESE: USA 2015
GENERE: Western
DURATA: 187′ (167′)

Nel Wyoming, qualche anno dopo la fine della guerra di secessione, si ritrovano in un emporio isolato otto personaggi, bloccati da una tempesta di neve. L’attenzione di tutti sembra focalizzata sull’unica donna, Daisy Domergue, un’assassina che il cacciatore di taglie John Ruth detto “Il Boia”vuole consegnare ala giustizia. Lo aiuta, più per convenienza che per amicizia, il cacciatore di taglie nero Warren, ex soldato nordista, ora ricercato. Ma tra gli “odiosi” otto c’è qualcuno che non è chi dice di essere…

screen%20shot%202015-12-15%20at%205_35_38%20pmAnnunciato nel 2013, poi apparentemente rinviato quando la sceneggiatura – non si sa bene come – è finita su internet, infine rimesso in cantiere nel 2014, “l’ottavo film di Quentin Tarantino” (come recitano trionfali i titoli di testa) è, come il precedente Django Unchained, un western. Un western anomalo, lontano dagli ampi spazi tipici del genere e girato (quasi) interamente in una sola, soffocante stanzona. Stavolta il modello principale cui attinge non è, nonostante le parole di Tarantino che ha tirato in ballo Bonanza e La cosa di Carpenter, cinematografico, quanto letterario, ovvero Agatha Christie e i suoi dieci piccoli indiani. Ma il vero modello del regista texano sembra essere diventato, a partire proprio da Django (e con risultati non sempre felici), se stesso. Come Django, non è un film ma DUE film distinti, che iniziano l’uno dove termina l’altro (ovvero alla boa dell’intervallo): c’è il primo film, dominato dal bianco della neve, classicheggiante nello stile e lineare nell’andamento, lento, molto parlato, uno dei pezzi migliori di tutto il cinema di T, il più esplicitamente politico, il più ferocemente antirazzista (persino più di Django), uno dei più intriganti nello sviluppo dell’intreccio da giallo whodunit. È la parte in cui vengono presentati gli “odiabili otto”, quella in cui vengono definite (apparentemente) le gerarchie dei personaggi.

hateful-eight-tarantino-trailer-screencaps-53Poi c’è l’altro, il vero film “alla Tarantino”, post-moderno nello stile, disgregato nella narrazione, pieno di sangue e morti violente e teste che saltano, in cui c’è addirittura un intervento del regista (nelle vesti di narratore) a rimarcare l’ingresso dei personaggi all’interno del SUO universo filmico, non realistico, parossistico, sanguinolento, fiera del kitsch più sfrenato. Questo è diventato il cinema di Tarantino, prendere o lasciare. Chi prende potrà godersi una cinica ed irriverente fiera del gore imperniata su una violenza inaudita che, tuttavia, mai come questa volta risulta coerente con la dimensione “politica” del racconto e viene spogliata di qualsiasi alone epico visto in passato (non ci sono ralenti e musica enfatica ad accompagnarla). Chi lascia – o chi, come noi, comincia a farsi delle domande – avrà le sue valide ragioni nel trovarlo un Tarantino decisamente ripetitivo, auto-compiaciuto fino alla nausea, stilisticamente prigioniero di se stesso e di ciò che il pubblico si aspetta da lui. Non solo: il film, il meno divertente del regista nonostante la vena di macabro umorismo che lo attraversa (e nonostante almeno una gag, quella della porta, semplicemente impagabile), manca di personaggi davvero significativi, quelli capaci di entrare nella memoria con una sola battuta che si trovavano in precedenti illustri come Pulp Fiction e Bastardi senza gloria, ma anche in Kill Bill. Unica eccezione: il Boia di Russell, che crede nella giustizia “ufficiale” e si commuove leggendo una lettera scritta da Abramo Lincoln. La scelta di girare su pellicola e in Ultra Panavision 70mm – un formato che non si usava da cinquant’anni – pare, anche alla luce del film, l’ennesima “tarantinata” che fa gridare al capolavoro i NERD di tutto il mondo, ma va detto che questo fotogramma larghissimo, che vanta una definizione incredibile rispetto alla pellicola tradizionale, è sfruttato da Tarantino in maniera funzionale, soprattutto quando la macchina da presa è DENTRO all’emporio.

hateful-eight-tarantino-trailer-screencaps-28La versione su pellicola, distribuita in appena tre sale in Italia, dura 20′ più di quella digitale: il regista l’ha sforbiciata perché secondo lui, su schermo leggermente più piccolo, alcune sequenze non avrebbero avuto l’impatto visivo voluto. Primo film di Tarantino con una colonna sonora totalmente originale, composta per l’occasione nientemeno che da Ennio Morricone (premiato con l’Oscar). Fotografia del grandissimo Robert Richardson. Nonostante il folto gruppo di maschietti in gara di bravura, la vera trionfatrice del film è una ritrovata Jennifer Jason Leigh, alle prese con uno dei personaggi più assurdi – e riusciti – del cinema del regista. Jackson, attore feticcio di Tarantino, è finalmente eletto protagonista.

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