I soliti ignoti

Regia di Mario Monicellii_soliti_ignoti

con Vittorio Gassman (Giuseppe Marchetti er Pantera), Marcello Mastroianni (Tiberio Braschi), Renato Salvatori (Mario Angeletti), Tiberio Murgia (Ferribotte), Carlo Pisacane (Capannelle), Claudia Cardinale (Carmelina), Totò (Dante Cruciani), Memmo Carotenuto (Cosimo), Carla Gravina (Nicoletta), Rossana Rory (Norma), Gina Rovere (la moglie di Tiberio).

PAESE: Italia 1958
GENERE: Commedia
DURATA: 102′

Nella Roma di periferia un gruppetto di ladruncoli di mezza tacca pianifica di svaligiare un banco dei pegni. Il colpo fallirà clamorosamente, ma almeno si faranno una bella mangiata…

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Scritto da Monicelli con Age & Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico, ispirandosi alla novella Furto in una pasticceria di Italo Calvino, è  il capostipite/manifesto della nascente commedia all’italiana e uno dei suoi capolavori. Il cinema comico si lascia attraversare dal neorealismo e sceglie di esorcizzare le disgrazie della quotidianità (quasi sempre di proletari e sottoproletari) attraverso il riso. È il primo film comico italiano in cui i personaggi hanno uno spessore psicologico e sociale, il primo in cui fa capolino la morte, il primo col tema dell’amicizia virile. Nessun elemento retorico o melodrammatico, ma una poetica malinconia di fondo che diventa lucidità di sguardo (e di giudizio) su quella – grossa – parte di società che guardava il boom da molto lontano. Innovativo e molto moderno nell’uso della profondità di campo e dello spazio del fotogramma (i personaggi sono sempre disposti su più piani), ma anche nella scelta delle musiche (il jazz di Piero Umiliani), è un piccolo capolavoro che fa ancora molto, molto, molto ridere. Agganci sociali preziosi (l’orfanotrofio, la ricerca del lavoro), trovate comiche impagabili (il grembiule di Paperino, la “lezione di scasso”, il finale), ritmo perfetto, dialoghi irresistibili. E la presa di coscienza, lungimirante, di un’ideale e inevitabile passaggio di testimone tra la comicità che fu (incarnata da Totò) e quella che “sarà” (incarnata da tutti gli altri, che diventeranno chi più chi meno maschere tipiche della commedia all’italiana). Non a caso, una volta istruita la banda nei dettagli, il principe De Curtis se ne va: puro meta-cinema, e di qualità.

I Soliti Ignoti 11ALa sequenza della pianificazione del piano, con la sua complessa struttura narrativa, è stata imitata e riproposta una serie infinita di volte. Inizialmente la critica fu tiepida – si parlò di semplice parodia del genere del big caper – ma il tempo ha dato ragione a questo piccolo gioiello che ha ancora molto da insegnare (e da raccontare). Oltre alle già citate musiche di Umiliani, vanno ricordati l’elegante bianco e nero di Gianni Di Venanzo e i funzionali costumi curati da Piero Gherardi. E, ovviamente, il cast al completo, capitanato da Gassman al suo primo ruolo comico e con due esordienti D.O.C. (la Cardinale e Murgia). Vinse due nastri d’argento e fu candidato all’Oscar come miglior film straniero. Due seguiti (Audace colpo dei soliti ignoti, 1959, e I soliti ignoti vent’anni dopo, 1985) e due remake hollywoodiani (Crackers, 1984, e Welcome to Collinwood, 2002, con George Clooney nel ruolo che fu di Totò). Imperdibile.

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