Amici miei

Regia di Mario Monicelli10552_big

con Ugo Tognazzi (“Lello” Mascetti), Philippe Noiret (Giorgio Perozzi), Gastone Moschin (Rambaldo Melandri), Adolfo Celi (Alfeo Sassaroli), Duilio Del Prete (Guido Necchi), Bernard Blier (il Righi), Milena Vukotic (Alice Mascetti), Silvia Dionisio (Titti), Franca Tamantini (Carmen Necchi), Olga Karlatos (Donatella Sassaroli), Angela Goodwin (Laura Perozzi), Maurizio Scattorin (Luciano Perozzi).

PAESE: Italia 1975
GENERE: Commedia
DURATA: 130′

Quattro amici d’infanzia oramai cinquantenni – il nobile decaduto Mascetti, il capo redattore Perozzi, l’architetto Melandri, il tabaccaio Necchi – cui si aggiunge in un secondo tempo il chirurgo Sassaroli, sfidano la noia della normalità familiare e lavorativa tirando feroci scherzi ai danni del prossimo…

Amici_miei

Scritto da Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli con Pietro Germi, che inizialmente avrebbe dovuto dirigerlo ma fu costretto a lasciare per problemi di salute (morirà nel 1974) indicando Monicelli come suo unico sostituto possibile. Scelta non casuale: questo canto funebre della commedia all’italiana si ritrovò affidato a colui che le aveva dato i natali, appena 17 anni prima, con I soliti ignoti, e che meglio di chiunque altro poteva raccontare un’Italia profondamente mutata che dal boom economico si era intanto ritrovata catapultata – in maniera più o meno consapevole – negli anni di piombo. Si ride sempre meno e sempre più amaro: prima ancora di essere il film delle “zingarate”, delle “supercazzole”, degli schiaffi alla stazione, Amici miei è il quadro clinico di una generazione e di una classe sociale – quella “media”, di cui tutti i protagonisti, eccetto il Mascetti, fanno parte – che ha perso la passione e si ritrova a girovagare senza meta alla ricerca di qualcosa che non sa cos’è. Più tragico che malinconico, impregnato di misoginia e misantropia ma anche di amarezza e lucido disincanto, mostra maschere sempre meno comiche e sempre più tristemente patetiche e sgradevoli, in preda ad un malumore esistenziale che è anche sociale e politico. E le zingarate svelano tutto il loro funereo retroterra di dolore: tentativi, tanto divertenti quanto effimeri, di esorcizzare la morte. Sadico, compiaciuto, troppo spesso incline alla farsa, ma è un film indispensabile per comprendere a fondo un momento storico, sia in ambito sociale che cinematografico. La comicità ha perso smalto, ma il messaggio arriva ancora forte e chiaro. Se il film è diventato un cult, specie per le nuove generazioni, il merito è anche (o forse soprattutto) dei quattro (+1) interpreti, bravissimi. Celi con la benda sull’occhio scimmiotta sé stesso in 007 – Operazione Thunderball. Come il già citato I soliti ignoti, è uno dei pochi film italici in cui c’è il tema dell’amicizia virile. I titoli di testa recitano affettuosamente “un film di Pietro Germi”. Due seguiti e un terrificante “remake medievale” nel 2011. Come sempre nei film di Monicelli, contributi tecnici d’alta classe: musiche di Carlo Rustichelli, montaggio di Ruggero Mastroianni, fotografia di Luigi Kuveiller.

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