Sicario

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Regia di Denis Villeneuve

con Emily Blunt (Kate Macer), Benicio Del Toro (Alejandro), Josh Brolin (Matt Graver), Daniel Kaluuya (Reggie), Jeffrey Donovan (Steve Forsing), Victor Garber (Dave Jennings), Jon Bernthal (Ted), Raoul Trujillo (Rafael), Maximiliano Hernandez (Silvio), Julio Cesar Cedillo (Fausto Alarcon), Beranrdo Saracino (Manuel Diaz).

PAESE: USA 2015
GENERE: Poliziesco
DURATA: 121’

Tanto giovane quanto determinata, l’agente dell’FBI Kate Macer accetta di prendere parte ad una task force costituita per fronteggiare il narcotraffico sul confine tra Messico e USA. Dovrà scontrarsi coi metodi molto poco ortodossi utilizzati da Graver, capo della squadra, e Alejandro, misterioso guerrigliero messicano con molti scheletri dentro l’armadio…

Scritto da Taylor Sheridan, è un roboante, violentissimo, cupo poliziesco d’azione che esce dai confini – degli USA, ma anche del genere di cui fa parte – e diventa una riflessione sul male e sul rischio di perseguirlo nel tentativo di combatterlo. Non tanto da parte di uno o più uomini, quanto da parte di un paese, di una società, quella americana. Film in tre atti: il primo e il terzo sono qualcosa che raramente si vede nel cinema di oggi, imperniati su due lunghissime e tesissime sequenze che lasciano il segno. Sembra davvero di essere lì. Anche quando, inaspettatamente, abbandona il punto di vista della protagonista e prende a seguire uno degli altri personaggi. Così, dalla solita storia della poliziotta integerrima traumatizzata dallo scoperta che il marcio si combatte col marcio, si passa ad un viaggio negli abissi dell’animo umano. Tutto già visto? Assolutamente sì, ma Villeneuve prosciuga gli stereotipi con uno stile ricercato unico e bellissimo, capace di trasformare i luoghi in luoghi dell’anima e di alternare violenza inaudita a momenti di tenero lirismo. Non solo. La sua macchina da presa va spesso in cielo, osserva le cose dall’alto (l’unico modo in cui si può distogliere lo sguardo dalle brutture umane), e sa concepire inquadrature fortemente simboliche cui oggi il cinema americano sembra aver rinunciato. Per questa ragione, non è assurdo affermare che il regista canadese sia molto vicino all’Eastwood di Mystic River e Gran Torino. Alla riuscita del film, va detto, contribuiscono senza ombra di dubbio la pregevolissima (e “larghissima”) fotografia di Roger Deakins (collaboratore abituale di Eastwood) e l’eccellente commento musicale curato da Johann Johannson. Uno di quei film che lascia dentro una profonda inquietudine.

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