Enemy

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Regia di Denis Villeneuve

con Jake Gyllenhaal (Adam Bell/Anthony St. Claire), Mélanie Laurent (Mary, la fidanzata di Adam), Sarah Gadon (Helen St. Claire, la moglie di Anthony), Isabella Rossellini (la madre di Adam), Joshua Peace (Carl), Jane Moffat (Eve).

PAESE: Canada, Spagna 2013
GENERE: Thriller
DURATA: 90′

Professore di storia dalla vita solitaria e monotona, Adam Bell scopre che in un film c’è una comparsa identica a lui. La cosa lo ossessiona a tal punto che va a cercare l’attore. Quello che trova non gli piacerà.

Tratto dal controverso romanzo L’uomo duplicato di José Saramago, adattato per lo schermo dal regista con Javier Gullon, il sesto lungometraggio del canadese Villeneuve – che l’ha girato a cavallo di Prisoners, sempre con Gyllenhaal – è un film labirintico e geniale, criptico e spiazzante. Cos’è davvero Enemy? È la rappresentazione (un po’ lynchiana – e c’è pure la Rossellini!) di UN subconscio; è un incubo kafkiano 2.0; è un film che sarebbe piaciuto molto a Marco Ferreri e ad Alfred Hitchcock. Si basa su una suspense impeccabile che turba e inquieta senza mai davvero mostrare nulla: ovvero, l’angoscia è trasmessa “soltanto” attraverso la regia – controllata ed elegante, piena di simboliche carrellate tra i cieli cittadini – e la musica (anche se forse sarebbe più corretto dire “il rumore”). Qual’è il vero senso del film? Difficile dirlo. Lascia spazio a molte interpretazioni. Forse, molto banalmente, è solo una cruda, angosciosa, non consolatoria metafora di questi tempi nostri in cui le cose si ripetono stancamente. Ma, come si dice nel film citando nientemeno che Marx, se la prima volta che accade qualcosa è tragedia, la seconda è farsa. Ecco, siamo in piena farsa. L’ottimo risultato è imprescindibile dal lavoro fotografico di Nicolas Bolduc, che esplora diversi toni di beige per dipingere, anche cromaticamente, un’idea di silenzioso squallore. Grande, grandissimo Gyllenhaal. Un po’ meccanico, talvolta davvero troppo criptico, ma che grinta! Il finale – davvero inaspettato, ma nel quale risiede a nostro giudizio il senso del film – è stato definito, probabilmente a ragione, “il più spaventoso finale di sempre”. Un vero fulmine a ciel sereno. Come, del resto, tutto il film.

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