La rabbia giovane

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Regia di Terrence Malick

con Martin Sheen (Kit Carruthers), Sissy Spacek (Holly Sargis), Warren Oates (il padre di Holly), Ramon Bieri (Cato), John Carter (l’uomo ricco), Alan Vint (assistente dello sceriffo), Terrence Malick (l’uomo che bussa alla porta).

PAESE: USA 1973
GENERE: Drammatico
DURATA: 93’

1959. Nei sobborghi di Fort Dupree, sud Dakota, nasce una storia d’amore tra l’insoddisfatto 25enne Kit e l’innocente 15enne Holly. Dopo aver ucciso il padre di lei, che disapprovava la relazione, i due fuggono tra le praterie americane, lasciandosi dietro un’impressionante scia di cadaveri…

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Vagamente ispirato ad un fatto di cronaca degli anni ’50 (protagonisti i giovani Charles Starkweather e Caril Ann Fugate), scritto dal regista esordiente, è uno dei film americani più insoliti degli anni settanta. La storia non è nuova, ma Malick la carica di spunti “politci” e punta all’allegoria: riflette sulla violenza insita nella società USA (Kit non uccide con rabbia e non uccide per vendetta: lo fa perché sembra nel suo DNA farlo); indaga, anche visivamente, sul rapporto tra uomo (violento e incapace di distinguere il bene dal male) e la natura (maestosa e indifferente); racconta, senza retorica e con una certa cinica ironia, quella cosa oramai sbiadita e grottesca che è diventata la ricerca del mito (sogno?) americano: Kit dice che il suo nuovo nome sarà James, è al settimo cielo quando il poliziotto che lo arresta sostiene che somigli a Jimmy Dean, e alla fine, in viaggio verso la sedia elettrica, si comporta come una star del cinema. Un noir che rinuncia completamente agli spazi del noir, un film on the road in cui manca una meta, film d’inseguimento senza suspense. Uno squarcio di profondo sud che sembra parlare di una nazione intera, sperduta e priva di punti di riferimento.

34-in-fieldMalick guarda con tenerezza ai suoi protagonisti ma filma la violenza con totale distacco emotivo, spogliandola di qualsiasi alone mitico e restituendola in tutta la sua folle inutilità. Usa l’orizzontalità del paesaggio (e dell’inquadratura) per sottolineare la solitudine dei protagonisti, concepisce inquadrature pittoriche e dal grande senso simbolico (la più nota è forse quella di Kit messo come uno spaventapasseri), dipinge momenti sospesi che sanno di contemplazione. Film che racconta la follia con una sobrietà disarmante. Geniale il modo in cui utilizza la musica (spensierati motivetti accompagnano spesso le gesta dell’assassino Kit) e la voce fuori campo di Holly, che da al tutto un tono surreale e fiabesco. Strepitosa fotografia curata da Steven Larner, Brian Probyn e Tak Fujimoto. Nel 1978 Bruce Springsteen prese spunto dal film per scrivere la celeberrima Badlands (titolo originale della pellicola), mentre nel 1982 si ispirò alle gesta di Starkweather per comporre Nebraska. Un film da vedere.

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