It Follows

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Regia di David Robert Mitchell

con Maika Monroe (Jaime “Jay” Height), Keir Gilchrist (Paul), Olivia Luccardi (Yara), Lili Sepe (Kelly Hieght), Daniel Zovatto (Greg Hannigan), Jake Weary (Jeff Redmond/Hugh), Bailey Spry (Annie), Ele Bardha (signor Height).

PAESE: USA 2014
GENERE: Horror
DURATA: 100′

Dopo aver fatto sesso con un coetaneo, la giovane Jay si risveglia legata ad una sedia in un edificio abbandonato. Il ragazzo le spiega che le ha trasmesso una sorta di maledizione: da quel momento, ovunque si troverà, delle persone sconosciute e apparentemente innocue cammineranno lentamente verso di lei. Se riusciranno a toccarla morirà. Il prima possibile dovrà fare sesso con qualcun altro per trasmettere a sua volta la maledizione…

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Piani-sequenza, false soggettive, colonna sonora composta al sintetizzatore, sapiente uso dello spazio del fotogramma, fluidi quanto inquietanti movimenti di macchina, un’idea di male impalpabile e metafisico, il sonno della provincia americana che genera mostri, e Mitchell ci riporta indietro di quarant’anni dentro uno dei film più importanti della storia del cinema horror, Halloween. Non solo: per Mitchell Carpenter è si modello, è si ispirazione, ma è soprattutto un’idea di cinema da seguire, ancora oggi, soprattutto oggi. Infatti, nonostante i modelli illustri (a Carpenter possiamo aggiungere tranquillamente Kubrick, Lynch, Fincher, Villeneuve), non c’è citazionismo gratuito alla Tarantino/Rodriguez/Roth, quanto piuttosto la volontà di un ritorno al passato, ad un tipo di cinema che sembra andato perduto e che sceglieva la difficile via dello spaventare senza mostrare. E infatti lo stile di Mitchell rimane il SUO stile, elegante e visionario. Metafora dell’AIDS (ambientazione molto anni ’80), ma anche della non socialità odierna priva di contatto fisico, è un film inquietante perché il mostro non ha il volto del mostro e non fa cose da mostro: si limita a camminare.

it-follows-parking-garageNon manca delle facilonerie del teen horror (il posto più sicuro per nascondersi è un bosco?) o di faciloneria in genere (il finale in piscina, nonostante di grande effetto, rinuncia alla verosimiglianza narrativa vista fino lì), ma che tiro! Il fatto che i protagonisti siano ragazzi è, una volta tanto, una scelta “politica” e non modaiola: Mitchell racconta l’isolamento e il disagio giovanile raccontando un mondo senza adulti, a scuola come a casa; i pochi che appaiono, esclusi gli “inseguitori”, sono filmati senza faccia come i cartoni di Tex Avery. Brava l’attrice protagonista, invece lontanissima dai canoni del teen-horror, ottime le musiche del compositore di elettronica Disasterpeace (all’anagrafe Richard Vreeland) e magistrale la fotografia desaturata di Mike Giulakis. Prodotto da Radius TWC, piccola società indipendente che fa capo al gruppo Weinstein. Da vedere, anche se poi vi ritroverete a guardare con diffidenza qualunque sconosciuto che vi cammini incontro.

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