La pazza gioia

Regia di Paolo Virzìlocandina

con Valeria Bruni Tedeschi (Beatrice Morandini Valdirana), Micaela Ramazzotti (Donatella Morelli), Valentina Carnelutti (Fiamma Zappa), Marco Messeri (Floriano Morelli), Anna Galiena (Luciana Brogi Morelli), Tommaso Ragno (Giorgio Lorenzini), Bob Messini (Avvocato Pierluigi Aitani), Sergio Albelli (Torrigiani), Marisa Borini (signora Morandini Valdirana), Simone Lenzi (il papà di Elia), Isabella Cecchi (madre di Elia).

PAESE: Italia 2016
GENERE: Drammatico
DURATA: 118′

Da Villa Biondi, comunità per donne affette da disturbi mentali, fuggono la ex contessa Beatrice, che vive nel ricordo dei suoi amori dal portafoglio gonfio, e l’introversa e diffidente Donatella, finita lì dopo un reato grave. Troveranno un mondo cattivo e arrogante che non le vuole e che, ancora una volta, potrebbe far loro molto male…

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Scritto da Virzì con Francesca Archibugi, che appare anche in un divertente cameo nel ruolo di sé stessa, è uno dei film più apprezzati della stagione 2015/2016. Offre molti spunti e un messaggio di speranza sulla diversità, intesa non soltanto come malattia mentale ma anche come depressione, una brutta bestia che spesso il cinema e la società in generale non hanno saputo – o non hanno voluto – raccontare. Anche perché non è affatto facile. Virzì vi riesce mitigando il dramma con la commedia: non facendo, si badi bene, una commedia drammatica, quanto un dramma che spesso riprende fiato scivolando sul palco della commedia. Così facendo, trasforma la leggerezza in lucidità di sguardo, in tenerezza, in partecipazione emotiva. Grazie anche ad una regia che è tutta SU e PER le due protagoniste, strepitose, capaci di una vitalità contagiosa, di una naturalezza che il cinema italiano mainstream sembra non richiedere più ai suoi attori. Ma strepitosa è anche la galleria di personaggi di contorno, realistici, credibili e, a parte qualche eccezione (l’automobilista che vorrebbe abusare delle due donne, l’ex coatto di Beatrice, l’ex insensibile di Donatella), per nulla stereotipati. Tutti, o quasi, raccontati con affetto, anzi, con quella pietas che da sempre contraddistingue il cinema di Virzì. Proprio a causa di questo realismo cercato e voluto nei personaggi e nelle loro parole ci hanno fatto storcere il naso gli sviluppi narrativi facili (possibile che tutti gli incontri che fanno le protagoniste le portino esattamente in luoghi che riguardano il loro passato?) e un’andatura non proprio originale, tutto sommato prevedibile, anche se una volta tanto il DOVE si arriva e meno importante del COME ci si arriva.

990x659xla-pazza-gioia-pagespeed-ic-zbfss3xmrdLa riflessione sul cinema – con tanto di citazioni di Thelma e Louise e veloce tappa, piuttosto onirica, su un set cinematografico – è riuscita solo in parte, ma il fatto che ci sia e che sia fortemente voluta lo rende un prodotto culturalmente superiore alla media. Anche le frecciate sul berlusconismo centrano il bersaglio, e Virzì non ha paura a dire che è anche grazie alla società partorita da quel ventennio la responsabile del disagio che si racconta nel film: si deve essere tutti belli, vincenti, cubiste, piccoli imprenditori, e la debolezza non è contemplata. Un film che emoziona, coinvolge, porta al dibattito. E insegna a non giudicare, perchè anche il gesto più terrificante, “spacchettato” e analizzato con cura nelle sue sfaccettature, può raccontare un malessere che va curato e non per forza punito, capito e non “linciato dalla folla urlante”. Insomma, un film che lascia il segno. Grande fotografia di Vladan Radovic, soprattutto sulle atmosfere notturne. Ben sei nastri d’argento e cinque David: film, regista, attrice protagonista (Bruni Tedeschi), scenografia, parrucchieri.

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