Arrival

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Regia di Denis Villeneuve

con Amy Adams (Louise Banks), Jeremy Renner (Ian Donnelly), Forest Whitaker (colonnello Weber), Michael Stuhlbarg (agente David Halpern), Tzi Ma (generale Shang), Mark O’Brien (capitano Marks).

PAESE: USA 2016
GENERE: Fantascienza
DURATA: 116′

Dodici gigantesche astronavi aliene si fermano, a pochi metri dal suolo, in dodici diversi luoghi del mondo. Linguista e scienziato, coadiuvati dall’esercito, entrano in quella atterrata in Montana e cercano di comunicare con gli occupanti…

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Scritto da Eric Heisserer, dal racconto Storie della tua vita di Ted Chiang, uno dei film di fantascienza più originali degli ultimi anni. Raccontando in maniera unica l’emozione dell’incontro con una cultura diversa,  diventa una metafora sul potere della comunicazione e sul bisogno (più attuale che mai, soprattutto nell’America pro-muri di Trump) di creare un dialogo con il diverso per sconfiggere la diffidenza. Fortemente anti-spettacolare (ma solo rispetto ai canoni della sci-fi odierna: in realtà lo spettacolo c’è eccome), introspettivo senza mai addormentare il ritmo, il film possiede tutti gli elementi tipici del cinema di Villeneuve: sapiente uso del fuori fuoco, talvolta poetico talvolta simbolico, frequente ricorso a ellissi, eleganza formale, propensione per i momenti sospesi, indugio sulle psicologie. Uno stile imprescindibile dalla perfetta fotografia di Bradford Young, che in controtendenza rispetto al 95% dei film di oggi non teme le luci basse e molto basse, e dal funzionale commento musicale del fidato Johann Johannson.  arrival-01

Qualche luogo comune – i cinesi cattivi e guerrafondai – e  qualche furbata ideologica – gli americani pacifisti e ansiosi di collaborare con gli altri paesi? – non scalfiscono il valore del film, e anche la tendenza tutta americana di scivolare verso il melodramma familiare è risolta senza ricorrere agli stereotipi del caso. La prima ora, migliore della seconda, è una straordinaria lezione di suspense. Geniale, nella sua emblematica semplicità, la forma data alle astronavi, bellissimi i segni grafici che costituiscono l’alfabeto degli alieni, bellissimo il messaggio finale. Candidato a ben 8 premi Oscar principali: film, regia, sceneggiatura, fotografia, scenografia, montaggio, sonoro, montaggio sonoro. Una nomination l’avrebbe meritata anche la Adams, straordinaria, credibile, perfetta nella luce splendente dei suoi quarant’anni. Grande Villeneuve, che continua a rileggere in maniera estremamente personale tutti i generi con cui si confronta come fece un tempo gente come Howard Hawks, Kubrick, Malick, Eastwood. Già solo per questo è un cineasta da tenere d’occhio.

Voto

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