C’era una volta in America

(Once Upon a Time in America)america-1

Regia di Sergio Leone

con Robert De Niro (Noodles), James Woods (Max), Elizabeth McGovern (Deborah), William Forsythe (Cockeye), James Hayden (Patsy), Larry Rapp (Fat Moe), Tuesday Weld (Carol), Joe Pesci (Frankie Monaldi), Burt Young (Joe), Treat Williams (O’Donnell), Danny Aiello (Vincent Aiello), Darlanne Fluegel (Eve), Richard Bright (Chicken Joe).

PAESE: USA, Italia 1984
GENERE: Drammatico
DURATA: 229′ (251′)

Cronistoria dell’amicizia tra Noodles e Max, dagli anni ’20 (con due amici muovono i primi passi nella piccola criminalità newyokese del proibizionismo) ai primi anni ’30 (divenuti gangster di media taglia, gestiscono un locale clandestino e cercano di intrufolarsi nell’ambiente della politica), con un balzo al ’68 in cui il primo torna a New York dopo 35 anni, forse proprio per riincontrare l’ex amico dato per morto…

de-niroUltimo film di Leone, che vi lavorò per almeno dieci anni senza dedicarsi ad altro (la sua penultima regia, Giù la testa, è del 1971). All’uscita fu un mezzo fiasco, ma con gli anni ha conquistato parecchie generazioni fino a divenire, oggi, uno dei film più amati della storia del cinema. Le dinamiche dell’amicizia tra Noodles e Max si specchiano in un’America di sangue e miseria in cui il mito del selfmademan è rovesciato e votato al male e il sogno americano è soltanto un’illusione: come sottolinea la sequenza dello scambio di neonati, nascere poveri o ricchi è solo frutto del caso, tanto vale prendersi con la violenza tutto ciò che si può (anche le donne: Noodles sembra non conoscere approcio diverso dallo stupro). Non resta quindi che diventare piccoli gangsters, capricciosi e viziati come bambini anche da adulti, immorali perché semplicemente non conoscono la differenza tra bene e male. Ma è anche un film sul tempo che racconta il tempo come nessun altro, in cui il gigantismo e le dilatazioni temporali tipiche del regista assumono un significato ancor più profondo. Forse è più riuscito a livello poetico che a livello narrativo, ma va detto che se si prende per buona la teoria del sogno (il futuro non è che una proiezione mentale dello stesso Noodles) la scelta potrebbe anche rivelarsi coerente allo scopo.

cera_una_volta_in_americaLeone cita il tutto cinema del novecento ma non copia nessuno, cerca (trovandolo) il lirismo e raggiunge – nonostante il cambio di formato, dal 2,35 dei western all’1,85 – lo zenit di uno stile personale e ricercatissimo fatto di maniacale attenzione ai dettagli, sinuose carrellate, vertiginosi stacchi temporali. Nei western il primo piano serviva a creare la suspense, qui diventa esplorazione dell’io, tentativo di comprendere, osservando i volti, le emozioni umane. E l’affresco epico coesiste con l’introspezione, la Storia (quella con la S maiuscola) con le storie di tutti noi. Qualche difetto: la misoginia di fondo, anomala considerato il ruolo della donna in C’era una volta il West; la nostalgia, un po’ deprecabile, verso un ’33 violento ma poetico e un ’68 pieno di degrado e gentaglia per le strade; alcuni buchi di sceneggiatura (possibile che Noodles non abbia mai visto in faccia il governatore Bailey?). Qualcuno ha parlato anche di personaggi poco approfonditi, ma in realtà si tratta di una scelta che può essere funzionale al messaggio: Noodles e Max acquistano spessore solo da vecchi, ovvero quando il secondo vorrebbe morire ma il primo si rifiuta di ucciderlo: lì, e solo lì, dinnanzi a quella scelta, sono diventati grandi. Nel bene e nel male, Leone ha rinnovato un genere che sembrava perduto e ha aperto la strada, influenzandoli, ad una serie di nuovi capolavori (almeno da Scorsese in poi) in cui il gangster ha saputo sbilanciarsi verso il melodramma.

screen02La storia è tratta dal romanzo di Harry Grey The Hoods (1952), adattata da Leone con Benvenuti, De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli, Franco Ferrini. Straordinari i contributi tecnici: dalla fotografia di Tonino Delli Colli al montaggio di Nino Baragli, dalle scenografie di Carlo Simi (scovate a Brooklyn, in New Jersey, Florida, Canada, Parigi, Roma, Venezia) ai costumi di Gabriella Pescucci, fino ad arrivare agli immortali temi composti da Ennio Morricone. La Deborah adolescente è interpretata da un giovanissima Jennifer Connelly. La versione italiana del film durava 229′, quella statunitense (voluta dal produttore e rifiutata dal grande pubblico) appena 139′. La versione DVD del 2003 corrisponde a quella voluta da Leone ma è ridoppiata (Stefano De Sando al posto di Ferruccio Amendola, Luca Ward al posto di Sergio Fantoni). Nel 2012 i figli di Leone hanno curato una versione estesa di 251′ in cui appaiono molte scene all’epoca tagliate (come quella – bellissima – in cui Noodles va a vedere lo spettacolo con Deborah nelle vesti di Cleopatra) e viene riproposto il doppiaggio originale. È quest’ultima la versione da vedere. Molti premi ma nemmeno un Oscar, la prova che agli americani ancora non andava giù l’atto sacrilego di Leone (perché un italiano dovrebbe raccontare gli States “da dentro”?).

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