Star Wars: Gli ultimi Jedi

(Star Wars: The Last Jedi)

Regia di Rian Johnson

con Daisy Ridley (Rey), Adam Driver (Kylo Ren), Mark Hamill (Luke Skywalker), Carrie Fisher (Leia Organa), Oscar Isaac (Poe Dameron), John Boyega (Finn), Domnhall Gleeson (generale Hux), Andy Serkis (Snoke), Laura Dern (Amilyn Holdo), Kelly Marie Tran (Rose), Benicio Del Toro (DJ), Lupita Nyong’o (Maz Kanata), Anthony Daniels (C-3PO), Peter Mayhew (Chewbecca), Gwendoline Christie (capitano Phasma).

PAESE: USA 2017
GENERE: Fantascienza
DURATA: 152’

Mentre cerca di convincere Luke Skywalker ad addestrarla, Rey inizia ad avere strane connessioni mentali con Kylo Ren. Intanto, Leia, Poe e Finn cercano di evitare che l’ultima nave della resistenza cada sotto i colpi degli incrociatori del Primo Ordine…
Secondo episodio della cosiddetta trilogia sequel dopo il fortunato Il risveglio della forza (2015). JJ Abrams lascia la regia a Rian Johnson, curatore anche dello script e già apprezzato regista di Looper con Bruce Willis. Più cupo e “politico” che mai, questo ottavo capitolo approfondisce parecchi temi che nel precedente venivano accennati. Come in un western revisionista si demistificano i classici (e per classico intendiamo la trilogia originale), si ridimensiona la leggenda, e si tenta un passo avanti verso qualcosa di nuovo. Non a caso il tema centrale del film è la rottura col passato: coi personaggi del passato, con le dinamiche del passato, col cinema del passato (anche se è evidente che non ce la raccontano giusta, infatti, è l’unico film della saga senza colpo di scena “familiare”). Notevole il lavoro svolto sul personaggio di Kylo Ren, tutt’altro che un villain banale come qualcuno sostenne dopo l’episodio 7. Il suo percorso è incredibilmente attuale: più che di potere, ha un disperato bisogno di diventare qualcuno. Johnson dirige il traffico con abilità maggiori rispetto a quelle – minime – che si richiederebbero ad un mestierante, e il suo film non solo è ritmato e perfetto nell’azione (la guerra stellare che apre il film è una delle più riuscite ed avvincenti dell’intera saga), ma anche coinvolgente ed emozionante.
Molte trovate (ce n’è una, geniale, con protagonista… un ferro da stiro), riusciti innesti da commedia e l’abilità, non scontata, di organizzare diverse linee narrative che si sfiorano, si separano, si reincontrano. Memorabile, sia per realizzazione che per significato, la fuga a dorso dei falthier sul pianeta/casinò Canto Bight (una delle trovate più esplicitamente politiche del film), bellissima, a livello visivo, la battaglia finale sul pianeta di sale e terra rossa. La seconda parte, un po’ ripetitiva, è inferiore alla prima, ma il film è decisamente riuscito. A chi gli rimprovera inverosimiglianze e meccanicità di trama viene da chiedere: ma quando mai Star Wars è stato verosimile? I titoli di coda contengono un tenero omaggio a Carrie Fisher, morta a 60 anni nel dicembre 2016 dopo aver completato il film. Ancora una volta ottimo il lavoro del compositore John Williams, che potrebbe vivere di rendita e invece continua a inventare, e del direttore della fotografia Steve Yedlin, in grado di ricreare colori straordinari e dai forti simbolismi.

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