La La Land

(La La Land)

Regia di Damien Chazelle

con Emma Stone (Mia Dolan), Ryan Gosling (Sebastian), John Legend (Keith), J.K. Simmons (Bill), Rosemarie DeWitt (Laura), Finn Witrock (Greg Earnest).

PAESE: USA 2016
GENERE: Musical
DURATA: 128’

Hollywood, giorni nostri. Lei è una barista che sogna di fare l’attrice, lui un pianista jazz che odia i compromessi e vorrebbe aprire un locale tutto suo. Si incontrano, si amano, si lasciano. Da separati riescono ad esaudire i propri sogni. Bene così. O forse no?

Terzo film del giovane Chazelle (classe 1985), che ce l’aveva in mente dal 2010 ma trovò finanziatori soltanto dopo aver girato Whiplash (2014), col quale condivide la riflessione sul prezzo del successo. Più che un omaggio al musical anni ’40 e ’50, È a tutti gli effetti un musical anni ’40 e ’50 trasportato ai giorni nostri (e infatti è lo squillo di un cellulare a interrompere un numero). Chazelle ne riprende le basi, i formati (il mitico Cinemascope), gli stilemi – persino gli stereotipi – e dimostra che, nonostante molti lo considerino morto e sepolto, si tratta di un genere che ancora funziona e che può ancora appassionare gli spettatori. All’inizio della seconda parte perde qualche colpo a livello di ritmo, ma il film convince per il coraggioso quanto inaspettato finale e per tutta una serie di contributi tecnici eccezionali, dalle musiche di Justin Hurwitz alla fotografia di Linus Sandgren, dai costumi di Mary Zophres alle scene di David Wasco, dalla virtuosa e mai banale regia di Chazelle, la cui macchina da presa si muove sinuosamente e senza stacchi dimostrando ancora una volta che il modo più facile di girare un numero di danza è anche il più difficile (il magnifico numero d’apertura è risolto con un piano sequenza di sei minuti!) alle sensazionali performance della Stone e di Gosling, che non sono nè cantanti nè ballerini ma sono semplicemente straordinari, eleganti, teneri, più perfetti nelle loro imperfezioni di qualsiasi cantante o ballerino di professione che il regista avrebbe potuto scegliere al posto loro. Non è un’esagerazione affermare che lei – incetta di premi tra cui la Coppa Volpi a Venezia e l’Oscar per la migliore attrice – ruba SEMPRE la scena a lui, e che il suo personaggio è il vero fulcro di tutto il film. Altri cinque Oscar: regia, fotografia, scenografia, colonna sonora, canzone originale (City of Stars, struggente). Celebre la svista di Warren Beatty (consequenziale ad una svista “esterna”) che, la notte degli Oscar, gli attribuì erroneamente anche quello per il miglior film, andato invece a Moonlight. Anche se non si amano i musical, un film assolutamente da vedere: sgargiante, colorato, esplosivo, divertente, commovente. E che non somiglia a nient’altro.

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