I 400 colpi

(Les Quatre Cents Coups)

Regia di Francois Truffaut

con Jean-Pierre Léaud (Antoine Doinel), Albert Rémy (il signor Doinel), Claire Maurier (la signora Doinel), Patrick Auffay (René Bigey), Georges Flamant (il signor Bigey), Yvonne Claudie (la signora Bigey), Robert Beauvais (il direttore della scuola), Pierre Repp (il professore di inglese).

PAESE: Francia 1959
GENERE: Drammatico
DURATA: 99’

Parigi, fine anni cinquanta. Antoine Doinel, dodicenne oppresso dalla scuola e incompreso dalla famiglia, trova la propria serenità soltanto per strada. Un giorno la fa più grossa del solito e finisce in riformatorio. Qui scappa per andare a vedere il mare.

Primo film di Truffaut, già critico dei Cahiers du Cinema. Uno dei manifesti della nouvelle vague: sinuosi movimenti di macchina valorizzati da piano sequenza e profondità di campo, rifiuto del montaggio, stile libero da qualsiasi sintassi prestabilita, attenzione alle divagazioni e ai tempi morti per cogliere, come nel neorealismo, la realtà nel suo divenire. E la frantumazione temporale rivela un’idea di cinema come sogno che tornerà spesso nell’opera del regista francese. “Uno dei più bei film sull’infanzia incompresa” (Morandini), e uno dei primi film girati ad altezza di bambino in cui gli adulti sono tutti o cattivi indifferenti, una favola crudele che ha ancora molto da dire e da insegnare. Alla fine Antoine arriva al mare, ma non c’è redenzione né cambiamento perché la società non lo permette: un messaggio politico che non piacque in patria ma che non scalfì il successo del film. Memorabile il colloquio finale di Antoine in riformatorio, una delle scene più tenere mai viste al cinema. Il giovane Leaud, capace di una naturalezza incredibile, riprenderà il ruolo di Antoine altre quattro volte (fino al 1978). Menzione speciale anche alla fotografia di Henri Decae, che non teme l’oscurità e ha il coraggio di girare senza l’ausilio di luci artificiali che non siano quelle della città. Dedicato ad André Bazin, fondatore dei Cahiers morto prematuramente nel 1958. A Cannes nel 1959 vinse il premio per la migliore regia.  Il titolo originale, estrapolato dal detto faire les quatre cents coups, significa qualcosa come fare il diavolo a quattro. Struggente, poetico nella sua semplicità, bellissimo.

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