The Place

Regia di Paolo Genovese

con Valerio Mastandrea (L’uomo), Marco Giallini (Ettore, il poliziotto), Alba Rohrwacher (suor Chiara), Sabrina Ferilli (Angela), Vinicio Marchioni (Gigi), Vittoria Puccini (Azzurra), Rocco Papaleo (Odoacre, il meccanico), Silvio Muccino (Alex), Alessandro Borghi (Fulvio), Silvia D’Amico (Martina), Giulia Lazzarini (Marcella).

PAESE: Italia 2017
GENERE: Grottesco
DURATA: 105′

In un bar (The Place) un misterioso uomo senza nome, seduto sempre allo stesso tavolino, incontra diverse persone, ognuna con un desiderio da esaudire. In cambio pretende lo svolgimento di un compito preciso, spesso ai limiti della legalità.

Scritto da Genovese con Isabella Aguilar, è l’adattamento cinematografico della serie statunitense The Booth at The End, due stagioni trasmesse da FX nel 2010. Anche qui ci si domanda qual è il prezzo che ogni uomo è disposto a pagare per esaudire i propri desideri, e anche qui lo si fa attraverso il misterioso personaggio principale, una sorta di demiurgo condannato a gestire le vite altrui. Dio o Mefistofele? Buono o malvagio? Conosce i destini di tutti o tira a indovinare? A chi gli da del mostro risponde che lui li nutre, i mostri, che è un po’ come dire che la malvagità come la bontà sono già dentro di noi, e non abbiamo bisogno né di Dio né di Satana per farle uscire. L’unica chiave di lettura possibile se si vuol dargli un senso è probabilmente quella fantastica: l’uomo lavora per qualcuno di molto più in alto di lui (ecco perché è stufo di farlo, ecco perché sorride quando qualcuno rinuncia ad un compito “negativo”, o soffre quando apprende particolari tragici). Oppure, molto più semplicemente, egli esiste perché esiste il male.

Lo stile di Genovese può anche apparire irritante (ma perché tutti quei raccordi sull’asse, tutte quelle inquadrature? Un film minimale non dovrebbe avere una regia minimale?), e tante volte è forte l’impressione di un esercizio di stile tirato per le lunghe in cui il regista ha buttato dentro tutto ciò che di filosofico gli veniva in mente, ma è indubbio che la pellicola lasci qualcosa e sproni al dibattito, come del resto già accadeva col precedente Perfetti sconosciuti. Che era (quasi) interamente ambientato in un appartamento, mentre The Place è tutto girato dentro un bar, e più o meno negli stessi 4/5 metri quadri; come dire che non c’è bisogno di chissà quali ambientazioni per raccontare quello che siamo. Straordinario Mastandrea, praticamente SEMPRE in scena e capace di dare al suo personaggio mille sfaccettature senza mai rivelare nulla. È sicuramente un film furbo e talvolta pretestuoso, ma fategli (e fatevi) un favore: giudicatelo dopo averci dormito su, o comunque lasciatelo decantare per qualche ora. Belle canzoni interpretate da Marianne Mirage e scritte con gli STAG. Molte candidature ai David ma nessuna vittoria.

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